28/07/2020 di Luca Scalise

La predica di don Lillo contro il Pdl Zan. In futuro potrebbe essere denunciato per questo

«In Senato c’è una legge bavaglio che vogliono approvare, la legge Zan-Scalfarotto. È una legge che parla del reato di omofobia, cioè che, se tu esprimi un parere contrario ai gruppi omosessualisti, puoi andare in galera. Se tu dici non sono d’accordo che due uomini adottano un bambino puoi essere denunciato e processato. Se a scuola a tuo figlio vengono a fare educazione gender - che non vi sto qui a spiegare cosa è, ma è un andare contro la natura che Dio ha creato -, una madre che si ribella può andare sotto processo».

«Adesso in Italia abbiamo le categorie protette. Sui preti puoi dire tutto, Dio lo puoi bestemmiare, sui giornalisti puoi dire tutto, sui politici no, sugli omosessuali se parli vai in galera. Qua non si tratta di non rispettare le persone con queste tendenze figuratevi, qua si tratta di voler mettere il bavaglio alla libertà di pensiero e di opinione, da parte di quelli che si dicono liberali e democratici. Ed è vergognoso, se passa una legge di questo tipo. Se passa questa legge, io con questa predica rischio la denuncia. Non ho problemi. Dove siamo arrivati? La Bibbia stessa va a denunciare, ché la Bibbia dice “Maschio e femmina li creò”. Eh no! No no! È un’imposizione! E se poi leggiamo il capitolo primo di San Paolo ai Romani, dove parla di rapporti contro natura, Paolo va bruciato in pubblica piazza. […] E mi ripeto: non parlo contro nessuna persona - che io devo amare, perché Gesù mi dice di amare perfino i nemici, figuratevi se non amo chi ha certe tendenze, ma, dopo amarli, dico la verità. Ma parlo contro un rischio gravissimo: di tapparci la bocca e il pensiero. Alcuni si arrogheranno il diritto di dire: “Di questo tu non ne devi parlare”. Siamo tornati alle classi protette. Una volta erano i nobili e gli ecclesiastici protetti, oggi altre categorie».

Si chiama Don Calogero D’Ugo, detto Don Lillo, il sacerdote di Belmonte Mezzagno che due domeniche fa ha pronunciato queste parole nel corso di un’accorata omelia. Le critiche che ne sono seguite sono state molteplici. Tanti lo hanno deriso, umiliato, ricoperto di insulti.

«È stato definito sui social "pericoloso", "delirante", "schifoso"», leggiamo su La Nuova Bussola Quotidiana, «Poi preso di mira dai siti gay e segnalato al suo vescovo di Palermo come "mentitore spudorato". Infine messo alla gogna sui giornali per la sua omelia contro il Ddl Zan».

Accusato di usare le sue omelie per diffondere messaggi d’odio, di aver detto falsità sul ddl Zan e di essere un prete «dalla parte dell’oppressore». Insomma, tutti gli “ingredienti” necessari a disegnare quest’uomo come un individuo pericoloso da cui tutelare la società.

Ma don Lillo in quale dei punti della sua omelia avrebbe incitato odio verso persone con tendenza omosessuale o transessuale – verso le quali, ribadiamo, va il massimo del nostro rispetto? Rileggiamo: «E mi ripeto: non parlo contro nessuna persona - che io devo amare, perché Gesù mi dice di amare perfino i nemici, figuratevi se non amo chi ha certe tendenze, ma, dopo amarli, dico la verità. Ma parlo contro un rischio gravissimo: di tapparci la bocca e il pensiero».

Dunque, il sacerdote odia ed invita ad odiare certe categorie di persone? Non sembra proprio. Esprimere il proprio pensiero critico su atti o situazioni, non significa in alcun modo discriminare persone o incitare alla violenza contro esseri umani.

Di contro, tanti fra coloro che si dicono apertamente schierati contro i “crimini d’odio” non hanno mancato di mostrare a Don Lillo tutto il loro odio nei suoi confronti, dando concretezza a quel «rischio gravissimo», di cui lo stesso prete parlava in quella medesima omelia.

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