24/01/2022 di Anna Bonetti

La March for Life di Washington. Un barlume di speranza

Anche quest’anno decine di migliaia di persone hanno marciato per le strade di Washington per difendere il diritto alla vita dei nascituri.

L’obiettivo dei partecipanti è stato, come sempre, quello di ribaltare la sentenza Roe vs Wade che legalizzò l’aborto negli Stati Uniti nel 1973 e oggi più che mai si tratta di uno scenario possibile, poiché la Corte Suprema USA appare propensa a intervenire in favore della vita.

“Speriamo che quest’anno porti un cambiamento storico per la vita” ha affermato Jeanne Mancini, presidente della March for life and Education Fund, che organizza la marcia fin dal 1974. Quest’anno c’è un bagliore di speranza ad animare i partecipanti alla marcia per la vita più grande del mondo che, nonostante la presidenza di Joe Biden, ha visto il movimento pro-life protagonista di una vittoria senza precedenti nel caso della Heartbeat Law, la legge approvata in Texas che protegge la vita del nascituro dal primo istante del suo battito cardiaco, ovvero intorno alla sesta settimana di gestazione. Una legge certamente migliorabile, che però fa ben sperare in un futuro - forse non così lontano - in cui la vita verrà protetta sin dal concepimento.

L’annullamento della Roe vs Wade, però, non renderebbe automaticamente l’aborto illegale negli USA, ma chiamerebbe i singoli Stati a legiferare sulla questione, consentendo alle assemblee statali di decidere secondo la volontà dei loro cittadini. Ad oggi, almeno 26 Stati sono pronti a rendere illegale l’aborto chirurgico nell’arco di breve tempo. Resta però la preoccupazione per l’aborto farmacologico e per la possibilità che le pillole vengano spedite per posta.

Quella di sabato scorso è stata una delle March for Life più “giovanili” di sempre, con un numero considerevole di giovani pro life, che stanno aumentando in modo esponenziale negli ultimi anni.

“C’è un sentimento molto fiducioso nel movimento pro-vita e i nostri giovani sentono che qualcosa di molto grande è all’orizzonte” ha affermato Kristian Hawkins, presidente degli Students for Life Americani. Inoltre, è stata colta l’occasione per ricordare un recente messaggio di Papa Francesco: “Solo quando la sacralità della persona umana è rispettata e i suoi diritti sono riconosciuti, le molteplici forme di ingiustizia sociale possono dirsi superate”.

Rispetto al passato, però, i pro life americani devono fare i conti con una Casa Bianca molto più propensa all’aborto ora che è sotto l’amministrazione di Joe Biden. “Il nostro intento - ha affermato la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki - è quello di difendere l’aborto con ogni strumento che abbiamo”.

La battaglia pro-life, dunque, è non è certamente semplice, eppure il crescente numero di giovani coraggiosi che difendono i nascituri nel grembo materno fa ben sperare in un mondo in cui alla base dei diritti fondamentali vi sarà anche e soprattutto il diritto alla vita, sul quale si edificano tutti gli altri diritti umani.

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