28/10/2025 di Giuliano Guzzo

La legge sulla Famiglia del Lazio che manda in tilt la sinistra

Occhio alle apparenze e, soprattutto, occhio ai pregiudizi. Sì, perché anche se viene sbrigativamente bollata da giorni come «la legge che fa contenti i pro vita» o la «legge dei pro vita», in realtà la norma regionale che, nel Lazio, sta facendo tanto discutere - la pdl 207/2025, firmata dall'Assessore regionale Simona Baldassarre, da non molto arrivata nelle commissioni competenti per iniziare il suo iter – è molto di più ed è soprattutto una misura di civiltà e buon senso che rimette al centro le famiglie e la tutela della vita.

Nascituri, demografia e famiglia

Stiamo parlando di una legge ampia ed organica – strutturata in 27 articoli (e in un testo lungo, se si considerano tabelle e note, oltre 60 pagine) – che, in sintesi, prevede un quadro di interventi a sostegno della famiglia e della natalità: benefici economici, servizi di prossimità, strumenti per la conciliazione vita-lavoro, sostegno alla genitorialità, progetti dedicati alla maternità fragile e alle famiglie numerose, con anche l’istituzione della Carta Famiglia del Lazio e al potenziamento dei centri per la famiglia. Come riportano fonti come Quotidiano Sanità, lo scopo della legge è «contrastare il calo demografico e di rafforzare e supportare la famiglia come soggetto centrale della società civile». Sarebbe però sbagliato immaginare la legge proposta dall’Assessore Baldassarre come un insieme di meri stanziamenti economici, dato che essa fissa anche importanti principi. A partire, anzitutto, da quello della considerazione del nascituro come soggetto giuridico da tutelare. La pdl 207/2025, infatti, si impegna a «salvaguardare la gravidanza e il nascituro dal momento del concepimento al parto»; scopo per realizzare il quale la norma prevede «la promozione di servizi atti a soddisfare le esigenze, anche di ordine psicologico, delle donne e a migliorare le condizioni socioeconomiche delle stesse, soprattutto laddove rappresentino la causa primaria della volontà di interruzione della gravidanza». La proposta di legge nel Lazio, poi, stanzia aiuti significativi - 2,06 milioni di euro per quest'anno, 1,74 milioni per il 2026 e 1,71 milioni per il 2027 – anche per il progetto Famiglia Giovane, che prevede contributi per nuovi nuclei familiari «e percorsi di accompagnamento della donna in gravidanza».

Tutelata anche la libertà educativa

Sempre restando al prioritario versante dei principi, la norma in oggetto tutela esplicitamente anche il consenso informato quale «diritto dei genitori di scegliere i percorsi educativi più adeguati per i propri figli». Conseguentemente, i blitz gender nelle scuole, se passerà questa legge, verranno pesantemente arginati. Una norma, tra l’altro, che andrebbe nella stessa direzione del Ddl Valditara che, sullo stesso tema, è attualmente in discussione in Parlamento e per il quale la petizione popolare di Pro Vita & Famiglia ha raccolto più di 50.000 firme.

Le fake news della Sinistra

Tutto ciò è pesantemente osteggiato dalle opposizioni - e, in generale, dal centrosinistra - che rimproverano alla pdl 207/2025 sostanzialmente quattro cose. In primo luogo, di essere una bandiera ideologica senza grande utilità, dal momento che gli scopi di contrasto alla denatalità sarebbero raggiungibili ampiamente – viene detto – finanziando le norme esistenti. In seconda battuta, si criticano questa norma e le sue misure perché ne risulterebbero beneficiari soltanto pochi nuclei familiari (per esempio si lamenta un favoritismo pro famiglie numerose); in terzo luogo, la proposta è considerata per il suo spirito – come si diceva in apertura – una «legge che fa contenti i pro vita»; infine, ad essere oggetto di serrata e ricorrente critica sono i richiami, nel testo della norma, al figlio non ancora nato. Secondo il fronte progressista, infatti, tali richiami sarebbero un ostacolo se non una minaccia alla legge 194/78 sull’aborto. Non si tratta che di critiche pretestuose e infondate, basate su processi alle intenzioni e su letture distorte dello scopo della proposta.

Una legge di civiltà

La Legge, invece - come ha evidenziato anche Pro Vita & Famiglia in una audizione in Regione cui ha preso parte Maria Rachele Ruiu - è da guardarsi positivamente sia per i contenuti, sia per le previsioni normative del testo stesso. Per esempio, fa ben sperare il fatto, rimarcato proprio da Ruiu, che la «Regione abbia messo in prima linea l’interesse innanzitutto per il nascituro, perché significa trattarlo per ciò che realmente è, un essere umano a tutti gli effetti. Bene anche il supporto alle famiglie giovani, che incoraggia le coppie a sposarsi, costruire un futuro e non rimandare il voler accogliere una nuova vita». Analogamente, non si può che guardare con favore al fatto che si sia pensato «alla maternità fragile, con voucher e percorsi personalizzati per accompagnare le mamme prima e dopo il parto: significa che la Regione, finalmente, mette in condizione le donne di non dover scegliere tra la propria vita e quella del figlio». In tutto ciò, merita un plauso, sempre secondo Pro Vita & Famiglia, anche la proposta di una «sussidiarietà diffusa e capillare sul territorio, con i Centri per la famiglia, un tavolo permanente, la collaborazione con l’associazionismo». Tutte misure ed iniziative incoraggianti e che non sono affatto un regalo a qualche associazione pro life, risultando qualcosa di positivo per tutti quanti. Ciò che i critici di questa norma dimenticano totalmente, infatti, è che non c’è iniziativa politica più utile al bene comune di quella che sostenga vita, famiglia e libertà educativa. Diversamente da altri, infatti, questi tre beni sono le fondamenta di una civiltà, elementi cioè che, se non sono adeguatamente sostenuti e posti al centro dell’azione politica, non metteranno in difficoltà la Regione Lazio o la Giunta Rocca (pur senza dimenticare che il Lazio sconta un calo del 27% di nascite negli ultimi 10 anni!), ma l’intera civiltà. Per questo non resta che augurarsi che la pdl 207/2025 possa essere approvata e diventare legge a tutti gli effetti, magari facendo scuola anche per altre regioni. Perché in gioco, qui, c’è il futuro di tutti: altro che «legge che fa contenti i pro vita».

 

 

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