30/07/2021 di Manuela Antonacci

La gravidanza dopo uno stupro. Quando la vita viene accolta e si vince il dolore

Terribile l’esperienza di Jennifer Christie che ha raccontato la sua triste storia, accaduta nel 2014: stuprata durante un viaggio di lavoro, è rimasta incinta del suo stupratore. Nel pieno del suo tormento interiore, però, ha potuto contare sempre sull’appoggio straordinariamente magnanimo del marito Jeff che l’ha da subito incoraggiata a dare alla luce quel figlio innocente, malauguratamente generato da un terribile atto di violenza.

Una testimonianza, quella di Jennifer, così potente, da rappresentare un valido incoraggiamento per tutte quelle donne che hanno vissuto la tragedia dello stupro e che hanno la tentazione di abortire, perpetrando la violenza subita con un atto di soppressione.

Jennifer, infatti, ha testimoniato come, proprio l’arrivo di un bambino, può trasformarsi in uno strumento di guarigione interiore e possa imprimere la forza psicologica di mettere un punto alla tragedia subita, lasciandosi il passato alle spalle.

Ma, in tutta questa storia e in questa coraggiosa scelta, un ruolo chiave l’ha ricoperto il marito di Jennifer che vivendo su di sé la sofferenza della moglie e combattendo contro i sensi di colpa per non essere stato lì, proprio quando sua moglie aveva più bisogno di essere protetta, ha voluto dare una svolta alla vicenda, esortandola a tenere il bambino e amandolo da subito, come se fosse stato suo.

E vale proprio la pena riportare uno stralcio della sua splendida testimonianza: “Devo fare una confessione definitiva: anch’io ho cominciato a guarire con la notizia del concepimento di nostro figlio. E dico “nostro figlio” perché la mia amata sposa e io siamo un’anima sola. Se lei è incinta, allora NOI stiamo aspettando un bambino.

Ho trascorso le prime settimane dopo lo stupro essendo la roccia di cui mia moglie aveva bisogno, ferendomi le mani quando colpivo per rabbia le pareti del lavandino. In due decenni di matrimonio non avevo mai messo in discussione il mio ruolo di marito protettore, ma in quel momento mi sono sentito angosciato; non potevo sopportare l’idea di vedermi responsabile dell’accaduto, di non averla potuto proteggere proprio in quel momento.

È chiaro che non cerco neanche di paragonare la mia esperienza al suo tormento, ma ritengo mio dovere parlare a nome degli uomini che in qualche modo si sono visti colpiti dalla violenza subìta dalla donna che amano. Anche noi siamo feriti. Il danno collaterale è immenso. Ma il bambino…Lui cura, insegna e ci dà coraggio. Ci costringe a guardare al di là di noi stessi. È un’opportunità impressionante che offre a noi genitori di portare un’anima piena d’amore e di compassione a questo mondo. Non è il nostro unico figlio: è il più piccolo di cinque. Come gli altri, è arrivato nella nostra vita, per volontà di Dio, che ci ha affidato la sua cura.”

E gli fanno da eco le parole della sua Jennifer che, senza alcuna esitazione di sorta, ha sottolineato: «Non ho mai sentito una madre il cui figlio è stato concepito in uno stupro, affermare che le ha ricordato l’aggressione subita. Mio figlio, semplicemente, mi ricorda che il bene trionfa sempre sul male, che l’amore è più forte dell’odio e che la nostra umanità non è determinata dal modo in cui siamo stati concepiti».

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