In Spagna la “morte su richiesta” continua ad avanzare. È il caso di Noelia, 24 anni, paraplegica, alla quale la Corte Suprema spagnola ha riconosciuto il via libera all’eutanasia nonostante il ricorso del padre, deciso a fermare quella che considera una scelta non pienamente libera e consapevole. Secondo quanto emerso, l’uomo ha sostenuto davanti ai giudici che la figlia non sarebbe in condizioni di decidere con lucidità, attribuendo la richiesta di eutanasia anche alla presenza di un disturbo borderline della personalità. Ma la Corte Suprema ha respinto questa impostazione, ritenendo che le argomentazioni del genitore non riuscissero a confutare, “nel merito”, la sussistenza dei requisiti previsti per autorizzare la procedura.
L’iter giudiziario
La decisione della Corte spagnola arriva al termine di un percorso che, di fatto, aveva già spianato la strada alla morte procurata. Prima della Corte Suprema, infatti, Noelia aveva già ottenuto due sentenze favorevoli: una del tribunale di Barcellona e una dell’Alta corte di giustizia della Catalogna. A rafforzare ulteriormente il quadro c’era stata poi l’autorizzazione della Commissione di garanzia e valutazione regionale, che aveva esaminato il caso già nell’estate del 2024. È il segno di un meccanismo che funziona come un ingranaggio: una volta avviato, diventa sempre più difficile interromperlo, persino quando un genitore solleva gravi dubbi sulla reale libertà e sulla piena capacità di scelta della persona coinvolta.
La speranza di un cambio di rotta
Il padre, attraverso il proprio legale, non intende arrendersi e ha annunciato di voler fare appello alla Corte costituzionale, dove però la strada appare comunque e sempre in salita: per ribaltare l’esito, infatti, l’uomo dovrebbe dimostrare che le decisioni dei tribunali hanno leso un diritto fondamentale del genitore. Nel frattempo la vicenda prosegue anche sul piano pratico. Noelia si trova in una struttura di assistenza vicino Barcellona e, prima che si arrivi a una data, il tribunale dovrà ricevere formalmente la sentenza della Corte Suprema. Non solo: poiché tra la domanda e la risposta giudiziaria è passato circa un anno e mezzo, non viene esclusa la possibilità di una nuova valutazione dei requisiti. Resta però un dato inquietante: in un sistema che chiama “diritto” la soppressione di chi soffre, la morte rischia di diventare una “soluzione istituzionale”, più semplice e più rapida, al posto della cura, dell’accompagnamento e della vera protezione di fragili, malati e vulnerabili.
Un allarme per l’Italia
Questa vicenda è un campanello d’allarme gigantesco per l’Italia, soprattutto se pensiamo che in Parlamento si tornerà a breve a discutere di “fine vita” e l’iter del disegno di legge sul suicidio assistito potrebbe ripartire già da metà febbraio. La storia di Noelia mostra in modo brutale cosa succede quando uno Stato, anche solo “in via eccezionale” e “con paletti”, comincia a legittimare la morte come risposta alla sofferenza: si innesca un piano inclinato che, passo dopo passo, rende l’eliminazione di una persona una possibilità ordinaria, sempre più rapida e accettata. In più, uno dei pericoli enormi per l’Italia è anche il “cambiamento di cultura” che un’eventuale legge sul fine vita porterebbe con sé: sappiamo bene che ogni norma è anche educativa e culturale, perché dopo che viene approvata, entra in vigore e viene rispettata, positiva o negativa che sia, finisce per creare cultura, per indurre i cittadini ad accettarla, addirittura a giustificarla, a pensare che sia civilmente e moralmente giusta anche quando non lo è affatto. Se si apre tale porta in Italia, anche “solo” con la formula del suicidio assistito, è illusorio pensare che resti tutto confinato a pochi casi limite. La logica che rischia di affermarsi è infatti che alcune vite, quando soffrono o diventano pesanti, siano “rinunciabili”. La conseguenza, inevitabile, è che col tempo i casi si allargheranno e si moltiplicheranno, fino a coinvolgere proprio chi oggi dovrebbe essere protetto con più forza: pensiamo per esempio - come accade in Canada o in Olanda - a giovani schiacciati dalla depressione, a persone con fragilità psicologiche o psichiatriche, ad anziani soli, depressi, malati che avrebbero bisogno di cure, vicinanza e accompagnamento, non di una scorciatoia mortale trasformata in “servizio”. Questa è la china che la Spagna ci sta, tragicamente, dimostrando.