22/08/2025 di Fabio Piemonte

La Casa del Sole: storia del progetto che dà speranza a più di 200 bimbi, giovani e adulti con disabilità

Nata nel 1966 per un’intuizione di Vittorina Gementi, donna di grande vita spirituale, la Casa del Sole di Curtatone accoglie oggi oltre 200 persone tra bambini, ragazzi e adulti con disabilità: è una fulgida testimonianza del Vangelo trasformato in realtà concreta. È quanto racconta, in dialogo con ProVita & Famiglia, il suo attuale presidente Emanuele Torelli.




«Al Signore che ci dona la vita noi rendiamo il dono fantastico della nostra vita». Solarità, gioia, sorriso sulle labbra e gratitudine nel cuore verso Dio e i fratelli che si manifesta quale cantico di ringraziamento per tutto e tutti. Sono queste le caratteristiche umane e spirituali di Vittorina Gementi, donna lungimirante di grande fede che nel 1966 ha dato vita alla Casa del Sole a San Silvestro di Curtatone in provincia di Mantova. Si tratta di una realtà che oggi conta tre centri diurni per persone con disabilità in età evolutiva e adulta e una casa per ferie: accoglie 155 bambini e ragazzi di età compresa tra tre e 18 anni con paralisi cerebrale infantile, autismo e ritardi cognitivi; 56 adulti nelle strutture in provincia di Mantova e Verona e offre servizi ambulatoriali ad altri 80 bambini con disabilità più lievi. A ispirare volontari e professionisti della riabilitazione che operano in tali strutture è una profonda consapevolezza che «noi siamo “fiori diversi”, ma sempre fiori veri, che rendono meraviglioso il giardino. Proprio perché noi siamo “fiori diversi” le aiuole sono più varie, più vive, più belle. Nella “diversità” ogni “fiore” è valorizzato e rispettato per quello che realmente è: rosa, viola, margherita…», per dirla ancora con le parole della fondatrice. Ella ha saputo «anticipare e favorire un mondo in cui le persone riescano a scoprire e amare la persona al di là della sua disabilità e godere così della grande ricchezza umana-affettiva che i bambini cerebropatici possiedono e desiderano donare». La Casa del Sole è in effetti una fulgida testimonianza del Vangelo trasformato in realtà concreta come ci racconta, in dialogo con ProVita & Famiglia, il suo presidente Emanuele Torelli.

La fondatrice de La Casa del Sole è stata Vittorina Gementi. Quali sono state le motivazioni alla base del suo impegno educativo da cui tutto ha avuto inizio? 

«La nostra fondatrice, Vittorina Gementi, nasce il 17 febbraio 1931 a Cittadella vicino Mantova; nel 1949 consegue l’abilitazione magistrale e dal 1950 è responsabile della Gioventù femminile di Azione Cattolica dapprima a livello parrocchiale, poi a livello diocesano. Dal 1951 al 1962 insegna in due piccole scuole elementari ubicate in due frazioni della provincia di Mantova anche a bambini con disabilità intellettiva che non sapevano né leggere né scrivere. Per loro si ferma al pomeriggio e va a trovarli a casa per sostenerci. È maturata così la sua vocazione di dedicarsi ai bambini più fragili. Tra l’altro all’epoca per i bambini cerebropatici non vigeva l’inserimento scolastico, restavano a casa e le famiglie avevano vergogna. Vittorina si rende dunque conto sul campo che all’aspetto educativo occorra accostare quello riabilitativo. Al suo impegno associativo unisce poi quello politico. Viene eletta consigliere comunale nelle liste della Democrazia Cristiana e dal 1965 al 1970 diventa una delle prime donne vicesindaco di tutta Italia di una città capoluogo di provincia. Vittorina è una donna di grande sensibilità umana e di profonda fede. Io stesso, quando facevo l’educatore, la vedevo spesso pregare; nei suoi momenti liberi non la trovavo in ufficio ma in chiesa. Infatti, quando nell’ottobre 1966 nasce la Casa del Sole, vicino alla struttura che il vescovo d’allora le concede in comodato d’uso gratuito, fa edificare una chiesa. Grazie alla sua fede è riuscita a smuovere le montagne; a chiedere alle persone offerte, contributi e finanziamenti per poter sistemare una villa di campagna abbandonata con stalla sotto il comune di Curtatone, colpita persino da una bomba durante la Seconda Guerra Mondiale. Una volta sistemata, ha qui accolto i suoi primi 40 bambini nella fascia tre-sei anni.

Qual è il cuore della proposta pedagogica e riabilitativa de La Casa del Sole?

Con i soldi raccolti Vittorina acquistò il terreno circostante dove sono sorti i primi sette padiglioni che possono ospitare al massimo 20 bambini. Non ha mai voluto un’unica struttura centralizzata, che sarebbe stata anche più conveniente sul piano economico, proprio per mantenere una dimensione familiare. Questi bambini avevano il diritto-dovere di frequentare la scuola secondo le proprie caratteristiche, partecipando a tutte le attività educative ed esperienze concrete che avrebbero potuto svolgere, con grande attenzione alle capacità e potenzialità di ciascuno e ai suoi tempi di apprendimento. Hanno cominciato a frequentare bambini con paralisi cerebrale infantile e bimbi in carrozzella. In un periodo storico in cui non vi era ancora una cultura riabilitativa, Vittorina assume le prime fisioterapiste ed è una pioniera per le attività idroterapiche e di musicoterapia. Ha poi fatto costruire un maneggio per i cavalli per l’ippoterapia e previsto spazi per le attività in serra e nell’orto, il laboratorio di cucina e i vari laboratori di manipolazione, tra i quali quelli di falegnameria e ceramica, per consentire ai bambini di acquisire autostima, senso di autoefficacia e una maggiore autonomia. Oggi vengono proposte anche riabilitazione neurovisiva, stimolazione basale, pet therapy e arti figurative, teatro compreso.

La Casa del Sole funziona come scuola, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9:00 alle ore 16:00. Tutte le attività sono completamente gratuite per le famiglie, come voleva la fondatrice, perché le famiglie attraversavano già tante difficoltà ed ella voleva sollevarle dagli aspetti economici. La Casa del Sole è sempre riuscita a pagare i propri dipendenti, grazie a contributi e offerte di tante persone. I genitori organizzano spesso mostre, spettacoli, cene sociali e mercatini per raccogliere fondi. E così, in 58 anni, siamo riusciti a mantenere la gratuità grazie proprio a un bellissimo rapporto con le famiglie e la comunità mantovana. Basti pensare che abbiamo 10.600 firmatari del 5 per mille e siamo tra le prime cento associazioni in Italia per numero di firmatari e di contributi. Inoltre gli utenti dei nostri servizi non sono solamente bambini lombardi, ma ne abbiamo otto che vengono dalle province di Modena e Reggio Emilia e otto da quella di Verona».

L’approccio metodologico utilizzato è il Trattamento Pedagogico Globale. Può spiegare in cosa consiste?

«Il termine “trattamento” rimanda chiaramente alla dimensione riabilitativa e di cura; “pedagogico” perché tutti quelli che lavorano alla Casa del Sole devono assumere un atteggiamento educativo nei confronti del bambino (anche se si è amministrativi!), e “globale” perché - grazie al lavoro dell’équipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra, pedagogista, educatori, assistente sociale e terapisti - si elabora un progetto individualizzato declinato in programmi educativi e riabilitativi, a partire dal quale individuare tutte le attività e terapie che possano essere utili al bambino. E ciò in stretto rapporto con la famiglia, con almeno tre incontri l’anno. I gruppi-classe sono di soli quattro-cinque bambini con almeno due educatori proprio per mantenere alta la qualità del servizio offerto. I ragazzi che riescono a seguire la programmazione curriculare alla stregua di quella statale possono sostenere l’esame di terza media come privatisti in una scuola limitrofa».

Relativamente al tema dell’inclusione oggi si fanno purtroppo tanta retorica e pochi “fatti”. Come Centro Diurno quali principi si premura di tutelare e incentivare?

«I genitori, adeguatamente informati, devono essere liberi di scegliere la struttura scolastica adeguata al proprio figlio. Se un genitore vuole inserirlo nella scuola pubblica è liberissimo di farlo, ma se invece vuole il meglio delle terapie e delle proposte educative deve poter esser messo nelle condizioni di scegliere la nostra offerta. Purtroppo possiamo accogliere al massimo 155 bambini; abbiamo già 86 famiglie in lista d’attesa, principalmente famiglie che temono il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria. Nella scuola pubblica, purtroppo, mancano gli spazi per attività individualizzate, gli insegnanti di sostegno cambiano ogni anno e spesso non sono neanche specializzati. Il servizio sanitario non riesce a supportarli adeguatamente nelle terapie che da noi vengono svolte settimanalmente e sono tutte intensive e continuative».

Che spazio occupa la fede ne La Casa del Sole?

«Celebriamo le Messe durante l’anno scolastico e offriamo ai bambini la possibilità di fare la Prima Comunione a giugno. C’è poi un gruppo di educatori ed ex educatori chiamato “In cordata” che si riunisce stabilmente per pregare insieme. Inoltre le sorelle Clarisse, che hanno il loro monastero attaccato alla nostra struttura, pregano per tutti noi e favoriscono momenti di confronto e crescita spirituale per il personale e i genitori dei nostri bambini… e chiunque desidera incontrarle».

Quali sono invece i progetti in cantiere per il futuro prossimo?

«L’auspicio è di poter aumentare il limite dei 155 bambini, anche perché ho una lunga lista d’attesa e vorrei accontentarne il maggior numero. C’è poi il desiderio di poter creare un asilo nido per bimbi con patologie conclamate al di sotto dei tre anni, in modo da poter intervenire precocemente con le terapie necessarie e consentir loro di fare grandi progressi. Il 45% dei nostri ragazzi sono autistici: intervenire il prima possibile, sempre nel rispetto della persona e in grande accordo con la famiglia, favorisce infatti un migliore sviluppo psicofisico».

 

 

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