14/01/2026 di Redazione

Ddl Caregiver. Ecco cosa prevede il testo approvato dal Governo

Il Consiglio dei Ministri - lunedì scorso - ha approvato un Disegno di legge sulla figura dei caregiver, cioè su chi assiste ogni giorno una persona - spesso un parente - non più autosufficiente. Dopo anni di annunci e tentativi rimasti a metà, il Governo porta quindi in Parlamento un testo per dare un riconoscimento “organico” a un esercito silenzioso di madri, padri, figli, coniugi e in generale persone anche non familiari che reggono sulle proprie spalle il peso della fragilità, spesso senza tutele, senza il giusto riconoscimento e senza alcun vero sostegno. Ora, dunque, inizia l’iter parlamentare, tra l’altro «con procedura d’urgenza» come chiarito dallo stesso CdM. Ma, in concreto e nel dettaglio, cosa prevede questo Ddl?

Tre fasce di una figura chiave

Il ddl ruota attorno al cosiddetto caregiver “convivente prevalente”, cioè chi vive con la persona assistita e garantisce il maggior carico di cura. Il testo distingue tre tipologie di caregiver conviventi in base alle ore settimanali di assistenza: chi svolge un carico pari o superiore a 91 ore, chi presta dalle 30 alle 90 ore e chi si colloca tra 10 e 29 ore. È prevista anche la figura del caregiver non convivente, a condizione che assicuri almeno 30 ore settimanali di assistenza. Il cuore della riforma, insomma, è un sistema a “scaglioni” in cui le tutele cambiano in base al monte ore e alla continuità della cura. Il disegno di legge, inoltre, precisa che i caregiver familiari sono quelli che si prendono cura del coniuge, del partner dell’unione civile o del convivente di fatto, di un parente o di un affine entro il secondo grado e, in alcuni casi, anche di un parente entro il terzo grado. Il testo prevede anche che possano esserci più caregiver per la stessa persona assistita, purché conviventi.

Fondi e tempistiche

La misura economica è il contributo fino a 400 euro al mese, per ora previsti esclusivamente per i caregiver conviventi che assistono almeno 91 ore settimanali e, in più, che rientrano in requisiti abbastanza stringenti: reddito annuo non superiore a 3.000 euro e ISEE non oltre 15.000 euro. Il contributo è esentasse e viene erogato a tranche, trimestralmente o semestralmente; l’importo effettivo, però, dipenderà dal numero di domande presentate e dovrà essere compatibile anche con eventuali misure regionali già attive. Nel testo viene specificato che l’erogazione è pensata come contributo “trimestrale posticipato” e che l’importo stabilito dall’INPS dovrà restare comunque entro il limite massimo pro-capite di 1.200 euro per trimestre. È previsto inoltre che il contributo economico, nella sua attivazione concreta, venga erogato dal 2027, perché l’INPS dovrà prima valutare le domande, definire le fasce e ripartire le risorse disponibili. Per ottenere il riconoscimento formale, i caregiver dovranno registrarsi sul portale INPS a partire da settembre 2026, passaggio necessario per far partire il sistema. 

Le tutele per i caregiver

Accanto all’assegno, il ddl introduce un pacchetto di tutele differenziate: congedo parentale se l’assistito è un minore di 18 anni, possibilità di ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro, supporto psicologico, modifica dell’orario di lavoro, accesso più diretto al lavoro da casa e riconoscimento delle competenze acquisite con le cure, anche in chiave di qualificazione professionale in campo socio-sanitario. Il congedo parentale, nel testo, viene esplicitamente richiamato anche per i genitori non conviventi. Spazio anche ai giovani caregiver, con la possibilità di rendere compatibile l’orario di servizio civile con l’attività di cura, e agli studenti, che potrebbero essere esonerati dalle tasse universitarie o vedersi riconosciuta l’esperienza come credito nei percorsi scuola-lavoro. Sul fronte risorse, il Governo ha previsto lo stanziamento di 257 milioni di euro previsto in Manovra, mentre per il solo 2026 è indicata una quota di 1,15 milioni destinata alla costruzione della piattaforma INPS che dovrebbe consentire, nei dodici mesi successivi, l’erogazione del contributo.

Un primo, importante, passo

Questo Ddl è sicuramente un primo, positivo, riconoscimento nazionale, che il ministro per le disabilità Alessandra Locatelli rivendica sia stato inseguito, senza successo, da almeno dieci anni e dopo circa trenta proposte di legge mai arrivate al traguardo. Un testo che, però, per ammissione della stessa Locatelli, sarà migliorabile nel corso dell’iter parlamentare - e Pro Vita & Famiglia se lo augura - in particolare per quanto riguarda il tetto, oggettivamente troppo basso, dei 15.000 euro di ISEE. Una soglia così esigua, infatti, rischia di tagliare fuori tante famiglie “normali”, dunque non ricche, ma che non rientrano sotto questo tetto, soprattutto in un contesto in cui il costo della vita e dell’assistenza domiciliare pesa sempre di più.

La strada contro le derive del fine vita

Pro Vita & Famiglia vede, inoltre, in questo Disegno di legge un altro segnale importante: ovvero che riconoscere e sostenere chi si prende cura dei fragili significa anche affermare che la risposta alla sofferenza e alla fragilità non è l’abbandono, ma l’accompagnamento, la prossimità, la responsabilità. È un primo passo giusto, dunque, che può e deve diventare la premessa di un cambio di rotta più grande sul tema dell’assistenza a malati e anziani, e quindi anche sul fine vita. Sarebbe infatti incoerente investire – finalmente – sul valore sociale ed economico dei caregiver e, parallelamente, spingere un disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito, spesso presentato come una sorta di “male minore”, come sta tentando di fare una parte del centrodestra in questi mesi. Se lo Stato riconosce che la fragilità merita sostegno e che chi cura non deve essere lasciato solo, allora la strada coerente è potenziare reti di aiuto, cure palliative, assistenza domiciliare e sostegni concreti alle famiglie, non aprire scorciatoie che trasformano la morte in soluzione.

 

 

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