La Buona Notizia #683: la Colombia in marcia per la vita

È davvero una buona notizia sapere che vi sono migliaia e migliaia di persone nel mondo pronte a mobilitarsi a difesa del diritto alla vita e contro l’aborto.

Lo scorso sabato 6 maggio in 42 città della Colombia in 200.000 hanno partecipato alle varie manifestazioni tenutesi in contemporanea e organizzate dalla piattaforma di associazioni “Unidos por la Vida“.

Si è trattato della XI edizione della Marcia per la Vita colombiana.  

Raccolta sotto lo slogan “Toda vida importa” (ovvero “ogni vita conta”), la gente scesa in piazza e per le strade ha voluto ribadire che la vita umana merita rispetto e protezione dal concepimento alla morte naturale.  

In Colombia l’aborto è stato depenalizzato nel 2006 con una sentenza della Corte Costituzionale, che di fatto è in contrasto con l’art. 11 della Carta fondamentale, in base al quale la vita umana è dichiarata inviolabile (tanto da essere vietata la pena di morte).

I rappresentanti di Unidos por la Vida hanno reso noto che sotto la copertura della difesa della salute della madre il governo del presidente Santos e il Ministero della Salute stanno di fatto promuovendo l’aborto libero. Non è un caso se con questa scusa viene effettuato il 90% degli aborti nel Paese.

Le cliniche Oriéntame, finanziate da Planned Parenthood, solo nel 2015 hanno realizzato 9.000 aborti, la maggior parte dei quali, per l’appunto, con il pretesto che era in pericolo la salute psico-fisica e sociale (?) delle donne.

La Marcia per la Vita svoltasi nelle varie città colombiane quindi quest’anno ha avuto in particolare lo scopo di far capire alle autorità che v’è una gran quantità di cittadini contraria agli attacchi alla vita. Per questo Unidos por la Vida chiede al ministro della Salute, Alejandro Gaviria, di non includere nel servizio sanitario nazionale le pillole abortive (che così verrebbero pagate da tutti i contribuenti) e al Congresso di rigettare alcuni progetti di legge volti a legalizzare la pratica dell’utero in affitto, della mercificazione di embrioni e gameti umani e di affidare l’etica medica colombiana a un tribunale mondiale che è smaccatamente favorevole ad aborto, eutanasia e ideologia gender.

Federico Catani

Fonte: Aci Prensa 


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