12/06/2020 di Manuela Antonacci

J. K. Rowling ancora nel mirino degli Lgbt non si piega alle critiche e conferma ciò che pensa su “sesso” e “genere”

Una lunga lettera per chiarire le sue posizioni in merito all’identità di genere è apparsa sul sito della scrittrice di J. K. Rowling, la “mamma” di Harry Potter. Una lunga autodifesa giunta dopo incresciosi episodi di violenza verbale subiti sui social e che ricostruisce l’incredibile vicenda che l’ha riguardata e che l’ha portata a prendere posizioni non certo “conformiste”.

Ma facciamo un passo indietro: la famosa creatrice di Harry Potter, lo scorso dicembre, si è esposta sulla questione dell’identità di genere con un tweet in sostegno di Maya Forstater, una lavoratrice che aveva perso il suo impiego per dei tweet considerati "transfobici". La Rowling, infatti, avevo preso a cuore il suo caso presentandolo al tribunale del lavoro, per verificare se fosse ancora possibile affermare che il sesso è determinato dalla natura o meglio se questa possibilità fosse tutelata dalla legge.

Il giudice, sorprendentemente, le ha risposto che non lo è. Ed effettivamente la Rowling in persona ha sperimentato, sulla sua pelle, il vero e proprio bavaglio che su queste questioni viene ormai imposto. Infatti ha raccontato di come, avendo maturato da anni il desiderio di dedicarsi alle questioni di genere, ha nel tempo voluto incontrare persone transessuali, ha letto anche vari libri, blog e articoli sull’argomento e ha seguito diversi dibattiti, ma avrebbe poi commesso un errore fatale. Ovvero? La Rowling racconta ancora incredula di come, mentre “screenshottava” dei commenti che la interessavano, per le sue ricerche sulle questioni di genere, in un'occasione si sarebbe distratta e avrebbe messo un like, anziché fare lo screen. Quella distrazione è stata considerata la prova inequivocabile di un pensiero discriminatorio e così ha cominciato a subire molestie.

Ma è stato solo l’inizio perché, mesi dopo, le è invece toccato pagare lo scotto per il suo “segui” a Magdalen Burns su Twitter. Magdalen, infatti, è una giovane femminista lesbica, che stava soffrendo per un’aggressiva forma di tumore al cervello, sostenitrice dell'importanza del sesso biologico, e che lottava perché le lesbiche non fossero insultate solo perché si rifiutavano di uscire con donne trans. Il sostegno seppure timido e indiretto della Rowling a Burns è bastato per far infuriare gli haters che l’hanno ricoperta di insulti e minacce: c’è chi ha chiesto di bruciare i suoi libri, chi ha detto di averli trasformati in “concime”, insomma, un odio tale che ha costretto la scrittrice a cancellare il suo account da twitter. Ma è stato proprio a quel punto che è accaduto ciò che mai avrebbe immaginato: ha ricevuto, infatti, una valanga di e-mail e lettere quasi tutte di riconoscenza e sostegno, diverse delle quali provenivano da gente che si occupa di disforia di genere, preoccupate di come un concetto socio-politico stia, di fatto, influenzando le istituzioni e persino la medicina.

Tutto questo, a detta dei suoi sostenitori, rappresenterebbe un pericolo per i giovani, i gay e per i diritti delle donne. Inoltre la Rowling, nella nota su sul blog, sottolinea come oggi, per usare un linguaggio più politicamente corretto che non escluda nessuna “minoranza”, si finisca per penalizzare le donne che non vengono più nemmeno chiamate così e cita l’esempio di un titolo di giornale sulla parità sanitaria, in cui  vengono chiamate “persone con le mestruazioni”, un’espressione che le denigra, ma che viene usata in luogo appunto della parola “donna” che ormai fa riferimento anche a chi semplicemente  si percepisce come tale.

Ma Rowling prosegue nella sua denuncia: “Non basta che le donne siano alleate dei trans, devono accettare e ammettere che non c'è alcuna differenza materiale tra le trans e loro stesse. Ma, come molte donne hanno detto prima di me, "donna" non è un costume. La "donna" non è un'idea nella testa di un uomo. La "donna" non è un cervello rosa, una simpatia per Jimmy Choo o per qualsiasi altra idea sessista ora in qualche modo propagandata come progressista. Inoltre, il linguaggio "inclusivo" che chiama le donne "mestruatrici" e "persone con la vulva" colpisce molte donne come disumanizzante e umiliante”.

In una sorta di denuncia crescente, la Rowling passa poi ad additare l’attivismo politico transgender: “Mi rifiuto di piegarmi a un movimento che credo stia facendo un danno dimostrabile nel cercare di erodere la "donna" come classe politica e biologica e nell'offrire copertura a possibili predatori. Mi schiero al fianco di donne e uomini coraggiosi, gay, etero e trans, che si battono per la libertà di parola e di pensiero, e per i diritti e la sicurezza di alcuni dei più vulnerabili della nostra società”.

Il riferimento è anche ai tanti abusi che in nome di un non ben chiaro concetto di “parità”, ha portato a decisioni assurde a discapito delle donne. Un esempio tra tutti è quello dell’uso di bagni e spogliatoi “agender” nei quali spesso accadono, com’è ovvio, episodi di violenza da parte di chi si “percepisce” donna, senza però esserlo biologicamente. Un lungo, coraggioso scritto di denuncia, insomma, che com’era prevedibile sta suscitando reazioni indignate in tutti quegli ambienti che sbandierano slogan a base di “libertà” e “diritti” ma che poi, di fatto, finiscono per negargli agli altri.

 

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