Nel giro di tre settimane, tra la fine di luglio e l’inizio di settembre 2026, l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri ha preso posizione pubblicamente su due temi che toccano direttamente la vita nascente e la vita che si avvia alla sua naturale fine. Posizioni che, però, sono in netto contrasto non solo con quanto ci si aspetterebbe da un’esponente della Lega e, in generale, del centrodestra, ma soprattutto da chi ha – tra l’altro più di una volta – sottoscritto il Manifesto Politico-Valoriale di Pro Vita & Famiglia, dunque prendendo l’impegno di difendere la vita dal concepimento fino alla morte naturale.
Il sì al social freezing
Ma andiamo con ordine. A fine luglio, insieme al capogruppo della Lega in Regione Lombardia Alessandro Corbetta, Tovaglieri ha pubblicamente sostenuto un ordine del giorno per finanziare con contributi e voucher pubblici la crioconservazione degli ovociti e ha dichiarato che questa pratica, secondo lei, debba essere sostenuta dallo Stato con tetti ISEE, promossa dal Ministero della Salute con campagne informative e inserita nei programmi di educazione civica nelle scuole. Ha inoltre aggiunto di ritenere ingiusto il divieto che oggi impedisce alle donne senza partner di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.
Favorevole al fine vita
Per quanto riguarda il fine vita, invece, Tovaglieri ha preso posizione all’indomani dello scorso 2 settembre, quando il Consiglio regionale del Veneto ha approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti la legge che regola le procedure di suicidio medicalmente assistito, tra l’altro la prima regione a guida centrodestra a farlo, sotto la spinta di Lega e Forza Italia. Ebbene, Tovaglieri ha commentato: «Sul fine vita ci vuole coraggio. Basta tatticismi, il centrodestra segua l’esempio del Veneto». Non un distinguo, non una presa d’atto, ma la chiara richiesta di un modello da esportare in tutta Italia, da inserire «al centro dell’agenda politica nazionale», senza «rifugiarsi in discussioni astratte o teologiche», secondo l’eurodeputata.
L’impegno firmato nel 2024 con Pro Vita & Famiglia
Queste dichiarazioni e richieste, come già accennato, vanno in netto e palese contrasto in particolare con quanto Isabella Tovaglieri ha sottoscritto nel maggio 2024, in piena campagna elettorale per le elezioni europee, ovvero il Manifesto di impegni valoriali “Per la Vita e la Famiglia” promosso dalla nostra associazione. Il suo nome fu inoltre pubblicato sul portale “Elezioni” di Pro Vita & Famiglia, tra i cinquantacinque candidati firmatari, insieme a un’intervista esclusiva nella quale l’eurodeputata dichiarava di riconoscersi «nella difesa della famiglia tradizionale e del diritto alla vita quali valori fondanti della società europea».
Il testo del Manifesto, che Tovaglieri ha letto e firmato impegnandosi a rispettarlo, non lascia spazio a interpretazioni, in particolare proprio sui temi del fine vita e della PMA, quindi di conseguenza sul cosiddetto “social freezing”. Il primo punto, infatti, recita a chiare lettere: «Mi impegno a difendere la vita dal concepimento alla morte naturale», mentre il terzo punto impegna a «contrastare la pratica dell’utero in affitto, il mercato dei gameti e la sperimentazione sugli embrioni». Va da sé, quindi, che indicare come modello da imitare una legge che organizza l’accesso al suicidio assistito è l’esatto opposto del primo impegno, mentre chiedere fondi pubblici per finanziare la crioconservazione e aprirne l’uso alle donne senza partner significa promuovere un modello di procreazione che passa per il ricorso ai gameti di terzi e per la produzione e selezione di embrioni umani.
Un tradimento politico
Per Pro Vita & Famiglia quella firma, nel 2024, non era assolutamente un semplice e mero gesto formale, ma un serio e concreto impegno politico. Il nome di Tovaglieri, infatti – così come di tutti coloro i quali, ad ogni elezione, firmano il Manifesto – fu al tempo diffuso sul portale online, sui social e attraverso la mailing list dell’associazione, per segnalare ai lettori i candidati “pro life” e “pro family”. Si può dunque ragionevolmente affermare che, anche su quella base, migliaia di elettori del Nord-Ovest hanno dato fiducia e voto a Isabella Tovaglieri. Una fiducia, a questo punto, tradita e venuta meno, perché la sua adesione a tale Manifesto e a tali principi appare oggi non più valida né spendibile.
Un impegno per la Vita non è un adesivo elettorale
Il Manifesto di Pro Vita & Famiglia, infatti, esiste per una ragione precisa: permettere agli elettori di sapere, con certezza e prima del voto, quali candidati si impegnano a difendere la vita e la famiglia, e verificare poi che a quell’impegno corrispondano i comportamenti. Di conseguenza, chi chiede il voto dei pro life e di migliaia di famiglie e genitori italiani, promettendo di difendere la vita dal concepimento alla morte naturale, non può – mesi o anni dopo – indicare come esempio una legge sul suicidio assistito e chiedere fondi pubblici per la procreazione tecnicizzata. Sia chiaro, un candidato ha tutto il diritto di cambiare idea, ma è tenuto a dirlo prima del voto, non dopo. E se, come in questo caso, lo fa una volta eletto, allora dovrebbe avere l’onestà intellettuale e politica di dichiarare pubblicamente la sua “inversione di rotta” e, nei casi più eclatanti, valutare le dimissioni da un incarico elettivo che arriva da una fiducia che, a questo punto, non può più garantire a chi quei voti li ha espressi. Ecco perché Pro Vita & Famiglia continuerà a controllare, caso per caso, la coerenza di tutti i firmatari del proprio Manifesto.