22/01/2021 di Giuliano Guzzo

Inizia la presidenza Biden. I primi provvedimenti pro gender

«Una preghiera per le vittime del Covid». «Il contrasto alla pandemia come priorità». «Vaccini per tutti». Ad ascoltare come i grandi media, in queste ore, stanno descrivendo l’inizio della presidenza di Joe Biden, si ha davvero l’impressione che, nonostante l’età non più azzurra – quest’anno, per lui, le candeline saranno 79 -, il nuovo inquilino della Casa Bianca abbia davvero nella salute degli Americani la sua unica e totale priorità. Peccato che così non sia, purtroppo. Chi lo dice? Ma Biden stesso.

Basta infatti passare in rassegna le novità fioccate in queste ore per rendersi conto come, per il 46º presidente degli Stati Uniti d'America, la lotta alla pandemia sia solo un impegno; uno tra tanti altri, in cima ai quali c’è, purtroppo, l’ideologia gender. A dimostrarlo, tutta una serie di indizi, il più rilevante dei quali è senza dubbio la nomina, al vertice del Dipartimento alla Salute, del nato maschio Rachel Levine, pediatra abortista e contraria all’esenzione, per motivi di coscienza, delle strutture religiose dall’obbligo di distribuire contraccettivi.

Un secondo fatto, purtroppo molto eloquente, emerge tra i primi executive orders del neopresidente, tra i quali figura – attenzione - la riammissione delle ragazze transgender negli sport scolastici femminili. Lo stesso Presidente che secondo i media ha nella lotta al Covid la sua priorità, in realtà è preoccupato del fatto che un nato maschio possa gareggiare insieme alle ragazze e, magari, frequentarne le toilette. A quanti degli 80 milioni che l’hanno votato ciò possa importare, non è dato saperlo. Presumibilmente non tantissimi.

Ma andiamo avanti, perché un’altra chicca, si fa per dire, della nascente era Biden concerne una novità apparentemente marginale, ma nei fatti sostanziale. Stiamo parlando del fatto che la Casa Bianca, sul suo sito, ha aggiunto un elenco di pronomi preferiti che le persone che contattano il portale web possono scegliere, novità che gli attivisti transgender stanno già celebrando tutti contenti.

Come quest’ultimo aspetto, insieme a quelli già ricordati, possa migliorare – o anche solo concorrere a migliorare - le sorti dei malati di Covid è oggettivamente un mistero. Ecco perché, se da una parte nei fatti ancora non sappiamo quanto sarà Covid free la presidenza Biden, dall’altra siamo già certi che tutto sarà fuorché gender free, nel senso che, se le premesse sono quelle poc’anzi esposte, non occorre un indovino per pronosticare quattro anni di impegno ideologico, naturalmente mascherato di «lotta all’odio» e «inclusione», passepartout politicamente corretti dietro ai quali, come noto, si cela ben altro.

Ne consegue come, per quanti abbiano a cuore i valori non negoziabili – la difesa della vita, la famiglia fondata sul matrimonio e la libertà educativa -, i prossimi non saranno certo, negli Usa né nel resto del mondo, anni facili. Le premesse, inutile negarlo, sono infatti pessime. E i primi passi dell’Amministrazione Biden, per quanto uno voglia anche essere ottimista e generoso, tutto rappresentano fuorché qualcosa di rassicurante. Altro che lotta Covid!
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