12/09/2020 di Manuela Antonacci

In una lettera all’Onu gli Stati Uniti negano il “diritto all’aborto”

Gli Stati Uniti hanno inviato una lettera con parole chiare e forti a diversi comitati delle Nazioni Unite, all'inizio dello scorso agosto, chiarendo che non esiste alcun diritto all'aborto e bollando questa pretesa come "bizzarra".

La lettera è stata inviata, per la precisione, l'11 agosto 2020 a diversi uffici dell’ONU, tra i cui il gruppo di lavoro sulla discriminazione contro le donne, diffusa sulla rete il 25 agosto, la missiva è stata emessa dalla Missione degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite a Ginevra. Andrew Bremberg, che è l'ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha spiegato così le ragioni dell’iniziativa, sottolineando che si tratta di una risposta ad un’altra precedente lettera, stavolta di accuse nei confronti degli Stati Uniti:

"Abbiamo ricevuto la bizzarra e inspiegabile lettera del 22 maggio 2020, riguardante presunte restrizioni indebite prese nel contesto della pandemia COVID-19 che impedirebbero l'accesso ai servizi abortivi negli Stati Uniti," ha detto Bremberg, riferendosi alle critiche che alcuni Stati americani hanno ricevuto per aver limitato le procedure mediche non essenziali per fermare la diffusione del coronavirus, tra cui l’interruzione di gravidanza. Per tutta risposta, dunque gli Stati Uniti nella lettera di agosto, rivolgendosi alle Nazioni Unite hanno affermato “In qualità di detentori del mandato dei diritti umani delle Nazioni Unite, siete indubbiamente consapevoli che il diritto internazionale, riguardo i diritti umani, non riconosce affatto alcun presunto "diritto all'aborto". Gli Stati Uniti sono delusi e rifiutano categoricamente questo tentativo lapalissiano di approfittare della pandemia COVID-19 per affermare l'esistenza di tale diritto. Anzi, tutto questo è una vera e propria perversione del sistema dei diritti umani e dei principi fondanti delle Nazioni Unite”.

Nella lettera, si fa inoltre riferimento ad uno dei tanti casi di effettiva violazione dei diritti umani su cui l’ONU non interviene, ovvero ciò che si verifica nella provincia cinese dello Xinjiang dove il governo ha rinchiuso in campi di concentramento più di un milione di uiguri e altre minoranze etniche e religiose.

“Eppure il sistema delle Nazioni Unite – tra cui il Segretario Generale, il Consiglio per i diritti umani e l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i diritti umani – si legge nella lettera - è stato particolarmente in silenzio su questa situazione, mentre ha trovato estremamente opportuno criticare decisioni riguardanti questioni di politica interna americana”.

“Dunque, assistiamo a violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali su vasta scala, che provocano pochi o nessun commento, da parte di questi presunti paladini”, ha poi aggiunto Bremberg. Ma per tutta risposta, Guterres, segretario generale dell’ONU, ultimamente ha dichiarato in modo inequivocabile, che sta lavorando per garantire che “i governi non approfittino della COVID-19 per minare i diritti della salute sessuale e riproduttiva” e che tali servizi saranno ancora disponibili.

 

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