03/09/2021 di Anna Bonetti

In Texas All Lives Matter… anche quelle dei nascituri!

E’ di ieri una luce di speranza, che arriva direttamente dal Texas e attraverso i media di tutto il mondo rappresenta un traguardo senza precedenti per la battaglia pro-life. Firmata da Greg Abbot, si tratta della legge sull’aborto più restrittiva negli Stati Uniti, conosciuta anche come la “legge del battito cardiaco” che riconosce il diritto alla vita del nascituro sin dal primo battito del suo cuoricino, che si manifesta intorno alla sesta settimana di gestazione. D’altronde, nella maggior parte dei casi una donna scopre di essere incinta oltre le sei settimane. In questo modo, la nuova legge del Texas permetterebbe di salvare tantissimi bambini “non voluti”.

Anche Lila Rose, fondatrice e presidente di Live Action, il più grande movimento pro-life al mondo, coglie l’occasione per esprimere il suo entusiasmo su Twitter: “E’ mezzanotte passata in Texas. La Heartbreat Law è entrata in vigore. Ogni bambino con un battito cardiaco avvertibile è legalmente protetto dall’essere ucciso tramite l’aborto. Penso a tutte le vite preziosi e inestimabili che saranno risparmiate oggi e con loro, la loro voglia di vivere. Un giorno meraviglioso”

Un grande merito per questa vittoria va dato all’eredità che l’era Trumpiana ci ha lasciato. Tanto è vero che ben 3 dei 5 giudici della corte suprema che hanno votato a favore di questa legge, contro 4 voti contrari, sono stati nominati proprio da Trump in persona, tra i quali spicca la celebre Amy Coney Barrett, che dall’ottobre 2020 è salita alla Corte Suprema pronta a difendere i valori non negoziabili della vita umana.

Un risultato assolutamente eccezionale e per nulla scontato, soprattutto durante la presidenza di Biden, che nonostante si professi un “buon cattolico”, sostiene l’uccisione del nascituro addirittura fino al nono mese. Per non parlare della vicepresidente Kamala Harris che ha tentato di imbavagliare in tutti i modi i difensori della vita a seguito delle indagini condotte dall’associazione pro-life Center for Medical Progress, che portarono alla luce gli scandali di Planned Parenthood, la più grande rete di cliniche abortiste negli Stati Uniti, tra i quali il commercio illegale di parti del corpo ricavate dai feti abortiti.

Oggi Biden definisce incostituzionale la legge del Texas, poiché secondo lui “viola i diritti delle donne”. E’ infatti assurdo come si ostini ad accanirsi su questa controversa “libertà di scelta” (quella dell’aborto), basandosi sulla centralità della donna, come se quest’ultima potesse sostituirsi direttamente a Dio, prevalendo sulla vera libertà che viene tolta: ossia quella del nascituro di venire al mondo.

Non mancano poi i commenti social da parte di molti abortisti, secondo i quali il Texas sarebbe un paese “retrogrado”, siccome – purtroppo - he non ha ancora abolito la pena di morte e con questo passo stia, secondo loro, negando i diritti delle donne.

La consapevolezza di chi è pro-life è che che questo grande risultato, nonostante l’ostilità della presidenza Biden nei confronti di questa causa, sia dato anche da un’avanzata senza precedenti del movimento pro-life americano che si sta verificando negli ultimi tempi, coinvolgendo soprattutto i giovani. Infatti, come ha riportato Virginia Coda Nunziante, l'organizzatrice della Marcia per la vita Italiana, si stima che al giorno d’oggi il 50% dei giovani americani sia pro-life.

Un dato che fa ben sperare e di cui ne stiamo finalmente raccogliendo i frutti. Appare infatti fondamentale per i pro-life di tutto il mondo prendere esempio dai nostri amici d’oltreoceano e continuare a combattere con la stessa determinazione, affinché il grembo materno possa divenire un luogo sicuro in cui vivere, lì dove al proprio figlio una madre dona la vita e non la toglie.

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info