Lo scorso 16 novembre i cittadini del Cile sono andati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, per decidere il successore dell’attuale presidente Gabriel Boric, leader del partito di sinistra Convergencia Social (CS).
Al primo turno nessun candidato ha raggiunto la soglia del 50% dei voti e dunque si tornerà a votare il 14 dicembre per il ballottaggio decisivo tra i due candidati più votati: la comunista Jeannette Jara, dirigente storica del Partito Comunista del Cile (PCCh) e sostenuta dalla coalizione di sinistra “Unidad por Chile”, che ha raggiunto il 26,1%, dei voti e José Antonio Kast (arrivato al 24,3%), leader del Partido Republicano e figura di riferimento del conservatorismo cattolico in America Latina.
L’agenda pro life e pro family di Kast
La vera notizia è proprio l’exploit di José Antonio Kast, che si può ora prefiggere l’obiettivo di scardinare la sinistra al potere in Cile e soprattutto portare la sua agenda pro life e pro family. Kast, 59 anni, avvocato, padre di nove figli, già deputato UDI e fondatore nel 2019 del Partito Repubblicano, è noto per il coraggio con cui difende i principi non negoziabili. Sulla vita è sempre stato chiarissimo: «L’aborto è un assassinio, sempre» e vorrebbe abrogare la legge del 2017 che permette l’interruzione di gravidanza in tre casi (pericolo di vita della madre, grave malformazione, stupro) e sostituirla con politiche di sostegno concreto alla maternità. Anche nei casi più dolorosi di violenza sessuale ha dichiarato: «Il bambino non ha colpa, non deve pagare con la vita». Sui temi LGBT, Kast difende il modello naturale di famiglia e si è opposto al matrimonio omosessuale approvato in Cile nel 2021 e alle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso: «Ogni bambino - ha dichiarato - ha diritto a un papà e a una mamma». Si è sempre detto contrario all’espressione “matrimonio egualitario” e considera la lobby gender una minaccia per i minori. In passato, inoltre, ha più volte dichiarato di voler eliminare il Ministero della Donna e dell’Equità di Genere – che considera veicolo di propaganda woke – per istituire un Ministero della Famiglia che difenda il diritto dei genitori a educare i figli senza indottrinamento di Stato. In tal senso, infatti, vuole togliere dalle scuole i programmi di educazione sessuale imposti dalle precedenti amministrazioni progressiste e ha firmato alcune dichiarazioni internazionali (come quella di Città del Messico) contro l’agenda gender dell’ONU e della Corte Interamericana. A livello internazionale presiede il Political Network for Values, rete che riunisce parlamentari e leader di tutto il mondo in difesa di vita, famiglia e libertà educativa, accanto a figure come Jair Bolsonaro, Viktor Orbán e Giorgia Meloni.
Il Cile verso la svolta a destra
I sondaggi per il ballottaggio del prossimo 14 dicembre vedono José Antonio Kast in vantaggio (tra il 51 e 54%), grazie al voto massiccio della destra tradizionale, dei settori evangelici e di molti delusi dal governo Boric, oltre che di altri candidati minori di destra che hanno perso al primo turno e che con molta probabilità faranno dirottare i loro voti verso Kast. La campagna elettorale si sta giocando soprattutto su sicurezza, lotta alla criminalità organizzata e immigrazione irregolare, ma i temi etici restano centrali per l’elettorato conservatore. Dunque per la prima volta dopo decenni il Cile potrebbe avere un presidente dichiaratamente pro life e pro family e interrompere le politiche progressiste degli ultimi anni.