06/05/2019

In attesa della Marcia con gli Universitari per la Vita

Chilla_Jessen

Abbiamo incontrato Francesco Chilla, 24 anni, studente di giurisprudenza e membro degli Universitari per la Vita, coraggiosi ragazzi controcorrente di cui abbiamo parlato qui (nella foto, Francesco insieme a Gianna Jessen).

 

Francesco, sabato 18 maggio a Roma, sarai alla Marcia per la Vita. Perchè?

«Certamente ci sarò! Questa per me sarà la terza Marcia insieme agli Universitari per la Vita, a cui mi sono unito circa tre anni fa, o poco meno. Ormai stiamo crescendo e saremo davvero in tanti giovani, entusiasti e determinati nella difesa della Vita, dal concepimento alla morte naturale».

Pensi che sia davvero necessaria una “Marcia per la Vita”?

«Sì, credo fermamente che la vita sia un valore inestimabile, e il diritto primo, senza il quale gli altri non possono neanche sussistere, compresi quelli della libertà di espressione, di pensiero e di scelta. Bellissimo testimoniarlo con la Marcia: dall’unione di un uomo e una donna si genera una vita da subito irrimediabilmente umana: un piccolo embrione che diverrà in pochi mesi un bambino o una bambina capace di vita extra-uterina, poi in alcuni anni un giovane o una giovane, una persona adulta e infine anziana. Non c’è interruzione: nessuna magia, solo la meraviglia della natura e delle sue bellissime leggi! Scendo in piazza per testimoniare questo, per difendere la Vita senza compromessi, anche dalla 194, che reputo una legge profondamente ingiusta».

Con questa ultima affermazione, non sei forse duro nei confronti delle donne che vivono gravidanze difficili o indesiderate?

«Trovi? Ti racconto la mia storia: sono figlio dei bassifondi indiani e sono nato perché qualcuno ha riconosciuto il valore della mia vita, ha riconosciuto che valessi la pena, ha trovato una mano tesa e non ha abortito. Anzi, lasciami esprimere la mia più profonda gratitudine verso questa mano tesa: le Missionarie della Carità. Loro mi hanno accolto, cresciuto e accudito fino ai 7 anni, finché non è arrivata la mia famiglia attuale, pronta a sorridermi e a colmarmi di un amore senza misura! Sono intimamente persuaso che, se ancora vivente, la mia madre biologica non si è pentita di avermi fatto nascere: sa che ci sono. Meno doloroso, per una mamma, pensare a un figlio in giro per il mondo o a un figlio morto?
Ho anche due fratelli, con una storia diversa dalla mia, e due nipoti. Ho vissuto, condiviso anche la loro esistenza, le loro difficoltà. Sicuramente storie complicate, innegabile, ma su tutte è evidente che ad aver l’ultima parola è stata la Vita! La Vita ha vinto! Io e i miei fratelli, siamo cresciuti, abbiamo combattuto i nostri mostri, e siamo contenti della nostra vita! I miei nipoti mi illuminano gli occhi ogni volta che li incontro e sono stati proprio loro la scintilla per cui mi è scattata la molla dell’attivismo pro life: che bella la Vita, va difesa! No, non penso di essere duro con le donne che vivono gravidanze difficili o indesiderate, se mi auguro di essere la mano tesa che allora permise la mia Vita. Anche con la mia semplice testimonianza».

E cosa diresti loro, alle donne che vivono queste difficoltà?

«Non ho ricette, né sono un professionista. Però, traendo spunto dal mio vissuto, e dall’esperienze di vita cui ho partecipato o che ho ascoltato, suggerirei loro (e ai loro uomini!) di guardare a ciò che portano nel grembo: lì troveranno la forza per superare le loro paure. A volte è difficile, innegabile, ma il gioco vale la candela, davvero! Guarda me! Una donna, come anche un uomo, che ama veramente, ha una forza che sposta le montagne. Se ci sono problemi è importante parlarne per esorcizzare i mostri e non avere paura di chiedere aiuto. La Vita, sia in senso biologico che esistenziale, una volta che parte, ha solo bisogno di essere tenuta per mano, a volte essere sostenuta: poi il miracolo si svela da sé».

Maria Rachele Ruiu

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