02/12/2019

Il Timone compie 20 anni, ne parliamo con il direttore Lorenzo Bertocchi

Si è svolta sabato 30 novembre, a Milano, una grande festa, il compleanno del mensile “Il Timone” che compie vent’anni. Una giornata ricca di interventi significativi e ospiti d’eccezione: dal cardinale Gerhard Muller a Costanza Miriano, passando per Vittorio Messori, Saverio Gaeta, Gianpaolo Barra, Riccardo Cascioli e naturalmente il direttore Lorenzo Bertocchi a tenere le fila del discorso.

Presente anche Pro Vita & Famiglia ad imbastire un breve dialogo con  Bertocchi che riportiamo di seguito.

 

Direttore, oggi si festeggiano i 20 anni del Timone, com’è cambiato lo spaccato della società e il ruolo e i contenuti del giornale in tutto questo tempo, ci sono questioni nuove o su cui ci si concentra maggiormente?

«L’apologetica non cambia mai, nel senso che le ragioni della fede sono sempre quelle: mostrare la speranza che è in noi, mostrare che credere non è soltanto un sentimento ma qualcosa che può essere credibile, che ha motivi di credibilità anche per la nostra ragione. Questo significa parlare a tutti gli uomini. Poi certo, nel corso del tempo possono cambiare gli argomenti “d’emergenza”, oggi certamente c’è il tema antropologico al centro del dibattito. In questo caso l’apologetica o comunque le ragioni della nostra fede devono mostrare come non rispettare un’ antropologia naturale vuol dire diluire l’uomo».

Il Timone ha una serie di edizioni speciali in cui vengono affrontate determinati temi. E’ necessario forse oggi un approccio più “professionale” a certe tematiche, anche da parte del “cattolico medio”, se così vogliamo definirlo?

«E’ necessario che il “cattolico medio” per amare ciò di cui professa la fede che è la figura di Gesù Cristo, lo conosca sempre di più, quindi certamente più che professionalità, maggior conoscenza di ciò che si ama. Si dice che si ama di più ciò che si conosce e si conosce amando, le due cose vanno insieme. Quindi non si può perdere la conoscenza dei temi importanti, anzi va approfondita».

Stasera il fondatore del Timone, Giampaolo Barra ha detto che l’intenzione iniziale con cui ha voluto creare la testata, era quella di formare una “nazionale di apologisti”. Questo spirito, secondo Lei, si coniuga bene con la volontà di analizzare argomenti di estrema attualità?

«Certo, dare ragione della fede, come facevano i primi padri apologisti, significa leggere la realtà che hanno davanti “qui e ora” cercando di trovare uno sguardo, un giudizio che nasce dalla fede e dalla ragione. Io cerco di far sì che il giornale entri nei temi dell’attualità oltre che nei temi classici, insomma leggere la realtà dando le nostre ragioni».

 

di Manuela Antonacci

 

 

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