Nello stesso periodo in cui il Parlamento italiano si accinge a discutere una normativa sul suicidio assistito, una delle scrittrici più note al mondo - e peraltro storicamente di estrazione progressista -, si è schiarata proprio sul fine vita, con parole forti contro la morte on demand. È quello che ha fatto J.K. Rowling, la creatrice di Harry Potter, la quale ha stupito tutti con questa sua nuova ed inattesa presa di posizione. Il tutto ha avuto luogo su X dove la scrittrice, rispondendo a una domanda-accusa di un utente della piattaforma medesima sul fatto che abbia cambiato idea su tante questioni, ha scritto: «Credevo nella morte assistita, Non ci credo più, principalmente perché sono sposata con un medico che mi ha aperto gli occhi sulle possibilità di coercizione delle persone malate o vulnerabili».
Le parole di Rowling
Sono indubbiamente parole molto pesanti e, per quanto la Rowling stia vivendo una fase di trasformazione interiore e di pensiero - non solo, si fa per dire, sul gender e contro la transizione per i minori («Potrei elencare almeno altre venti cose su cui ho cambiato idea») –, queste sue dichiarazioni fanno riflettere. Anche perché confermano, con quella sottolineatura - «sulle possibilità di coercizione delle persone malate o vulnerabili» - quello che i pro life ripetono, purtroppo spesso inascoltati, da molti anni, e cioè che non esiste legislazione sulla morte che non diventi cultura della morte, né c’è “diritto di morire” che, nel giro di non molto tempo, non inizi a tradursi in una stigmatizzazione a danno della persona sofferente, anziana o disabile, che inizia ad esser guardata (o peggio ancora a sentirsi) come un peso per i suoi familiari e, in definitiva, per la società intera. Nulla di nuovo, ripetiamo, sotto il sole. Il fatto però che tutto ciò sia riconosciuto da una figura di portata planetaria come J.K. Rowling è assai degno di nota. Anche perché parliamo di un’autrice che, storicamente, ha militato in campo progressista, sostenendo anche economicamente il partito laburista. Questo spiega (almeno in parte, s’intende) la rabbia contro di lei degli attivisti transgender – che non le hanno mai perdonato il suo j’accuse contro le rivendicazioni genderiste sui minori – e lo stupore, oggi, nello scoprire come la scrittrice abbia cambiato idea anche sul suicidio assistito. Peraltro, il dietrofront sull tema eutanasia della creatrice di Harry Potter serve a ricordarci anche che non serve essere religiosi o attivisti pro life per comprendere i rischi di una legislazione che lo disciplini.
Lo scontro sul gender con Emma Watson
Sperando allora che queste parole di J.K. Rowling facciano riflettere, possiamo comunque, intanto, registrare un dato: la polemica per la sua contrarietà all’ideologia gender non si è mai del tutto sopita. Anzi: è da poco notizia che Emma Watson, la famosissima “Hermione” dei film di Harry Potter, non riesce a perdonarle presunte posizioni transfobiche pur custodendo della scrittrice bei ricordi: «Posso custodire i ricordi e al tempo stesso non condividere le sue posizioni». Considerazioni che alla scrittrice non sono affatto andate giù - poiché è da anni che Watson si scaglia contro Rowling - tanto da spingere quest’ultima, sempre su X, ad una pesante replica; iniziata con una premessa: «Non mi spetta l'eterno consenso di nessun attore che abbia interpretato un personaggio da me creato. L'idea è ridicola. Emma Watson come altri hanno tutto il diritto di abbracciare l'ideologia dell'identità di genere». A seguire, la Rowling ha evitato di fare troppi complimenti: «Come altre persone che non hanno mai sperimentato una vita adulta senza ricchezza e fama, Emma ha così poca esperienza della vita reale che ignora quanto sia ignorante. Non avrà mai bisogno di un rifugio per senzatetto. Non verrà mai messa in un reparto misto di un ospedale pubblico. Sarei sbalordito se fosse stata in uno spogliatoio di una strada principale fin dall'infanzia. Il suo "bagno pubblico" è singolo e ha un addetto alla sicurezza di guardia fuori dalla porta […] Non ero multimilionaria a quattordici anni. Ho vissuto in povertà, mentre scrivevo il libro che ha reso famosa Emma». Parole dure? Forse. Ma costituiscono pur sempre un richiamo alla realtà. Lo stesso a cui tanti ideologi del gender – e tifosi del suicidio assistito (spesso le due cose coincidono) – sembrano allergici.
Il no alla cannabis
Infine, ma non per importanza, va segnalato che la svolta pro life di J.K Rowling si può notare anche su un altro tema e sempre tramite lo stesso post su X che abbiamo citato fin dall’inizio. Tra le varie cose sulle quali ha cambiato idea, infatti, la scrittrice afferma: «I used to believe cannabis was essentially harmless. I no longer do because I've witnessed it wreaking havoc on someone I care about's mental health», ovvero: «un tempo credevo che la cannabis fosse sostanzialmente innocua. Non lo credo più perché ho visto con i miei occhi devastare la salute mentale di una persona a me cara».