13/03/2024 di Giuliano Guzzo

Il silenzio dei politici cattolici progressisti italiani sull’aborto in Francia e il rischio di “contagio”

«La legge determina le condizioni nelle quali si esercita la libertà garantita alla donna di far ricorso a una interruzione volontaria di gravidanza». Sono queste le parole che, nei giorni scorsi, l’Assemblea nazionale e il Senato francese - in seduta comune – hanno sventuratamente votato a stragrande maggioranza, sancendo quella che, ahinoi, è a tutti gli effetti la costituzionalizzazione del presunto diritto all’aborto. Un passaggio, questo, che se da un lato ha visto surreali festeggiamenti ai piedi della Tour Eiffel (e con la stessa Torre illuminata ad hoc), dall’altro ha sancito, come si è già fatto notare su queste pagine, «l’abolizione ufficiale del diritto alla vita».

Ora, rispetto a tutto questo, sorge spontaneo un dubbio: ma i cattolici italiani impegnati in politica nell’area progressista, anche in Italia, non hanno nulla da dire? I vari Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Mariastella Gelmini, che militano nel centrosinistra senza aver mai fatto mistero di essere cattolici, perché non prendono le distanze da questa iniziativa d’Oltralpe a dir poco sconvolgente? Quesiti, questi, che si è già posto il quotidiano La Verità, e che anche Pro Vita & Famiglia non può non sottoscrivere; perché quanto ha deliberato la Francia è troppo grave. E, come sempre sulla Verità ha notato Massimo Gandolfini, ora rischia di fare scuola.

Meglio dunque tenere i riflettori bene accesi su quanto successo in Francia e sulle conseguenze che, in termini di mortifero contagio su altri ordinamenti, potrebbe avere. Da questo punto di vista - della necessità cioè di tenere alta l’attenzione su quanto avvenuto Oltralpe - tornano senza dubbio utili le riflessioni del filosofo Vittorio Possenti, che su Avvenire ha notato come la novità francese comporti, di fatto, una vera e propria scomparsa: quella del nascituro. «Che ne è del concepito nella nuova formulazione francese?», si è infatti chiesto Possenti, che ha continuato ricordando che «una delle regole supreme della vita sociale sta nel criterio di non offendere o danneggiare alcuno, ma per la nuova Costituzione il concepito sembra un signor nessuno, da cui si può prescindere. Viene creata una neolingua che accomoda le cose secondo la prospettiva scelta».

«La sparizione dell’altro, la sua cancellazione», ha inoltre aggiunto il filosofo, «sono i coerenti approdi dell’ideologia dell’individuo autocentrato che dice “io sono io”, e dell’altro non mi interessa. La “libertà garantita” è ipocrita perché non si pronuncia sullo statuto del concepito; implica senza dirlo che l’aborto non sia un omicidio, perché suppone che il concepito/feto non sia persona, ma solo un essere vivente con Dna umano: il non uccidere l’innocente viene arbitrariamente riformulato in “non uccidere la persona”». Ora, che queste parole di denuncia da parte di Possenti, ecco, grondino di verità e ragione è fuori discussione. E lo è per il semplice fatto – già approfondito su questo portale – che il concepito è indiscutibilmente un essere umano.

Ne consegue come qualsivoglia forma di sostanziale negazione dell’umanità del concepito, anche se scolpita nelle più solenni carte costituzionali, non resterebbe che quello che è: una solenne menzogna. E senza dubbio rattrista, su questo, il succitato silenzio di tanti - politici e non - che paiono dimenticare le durissime parole che Papa Francesco ha avuto sulla pratica dell’aborto, allorquando ha ricordato che: «È come affittare un sicario per risolvere un problema». Non sarà dunque l’inserimento in Costituzione, per dirla ancora con Papa Francesco, a rendere il ricorso ad un sicario – cioè l’abortire – meno spaventoso. Anzi, se possibile ciò aggrava ancora di più questa pratica, poiché c’è da parte di Macron e compagnia bella la volontà di farla apparire (ma non ci riusciranno) meno disumana ed iniqua di quanto già non sia.

 

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