09/01/2019

Il primo liceo che si dichiara contro ogni violenza. Anche contro l’aborto?

A Roma c’è lo scoop: c’è il primo liceo che si dichiara contro ogni violenza. È il classico Pilo Albertelli dove l’11 gennaio tutti gli alunni giureranno solennemente il loro no ideale a ogni crudeltà.

Ma a quali forme di violenza faranno riferimento? A ogni forma di discriminazione, alla “crudeltà dell’omofobia” e al bullismo, il tutto condito da un evento in grande stile.

Ma, secondo voi, non manca qualcosa a questa lista? L’aborto può essere o no ritenuto una violenza contro il bambino? E quando una donna si trova sola e impaurita, senza uno Stato e una società che l’aiuti a una scelta di vita invece che di morte, non ci troviamo di fronte a un atto che non ne tutela la salute e quindi non ne salvaguardia né dignità né veri diritti?

In virtù del raggiungimento dell’antico sogno umano di una civiltà ideale, alla fine la società moderna trascura sempre qualcosa, e quel qualcosa ha sempre a che fare col politicamente corretto: meglio parlare di omofobia piuttosto che di interruzione di gravidanza? Noi di Pro Vita invitiamo gli alunni della IV notte nazionale del liceo classico, che giureranno di non usare mai violenza nel corso della propria vita, a inserire nella lista anche questa pratica che viene venduta come soluzione invece che come tragedia per la donna.

Se davvero si vogliono impegnare a rendere la loro esistenza migliore e quella di chiunque li circondi, allora evitino di promuovere o effettuare aborti, perché è questa la violenza alla base di tutti, nel momento in cui colpisce il debole più debole in assoluto: il bambino. Di fatto, alla fine, il giuramento sarà suggellato da un evento scritto dell’autrice Marina Rapone, molto attiva contro la violenza sulle donne. E a proposito di violenza contro le donne: «Non si guarisce dalla ferita dell’aborto, si può imparare a conviverci ma non si guarisce mai definitivamente» ha detto Monica, nome di fantasia di una donna che, con la voce rotta dall’emozione, aveva raccontato a Il Giornale il suo aborto al quinto mese di gravidanza. Per elaborare il lutto, alla donna non basta una vita. Ragazzi, tenetene conto.

Marta Moriconi

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