Un grande dibattito bioetico. Non si può chiamare altrimenti quello che in Italia, nelle ultime settimane, si è (ri)aperto a proposito della crioconservazione degli embrioni – che è quella tecnica di congelamento in azoto liquido, a temperature molto basse, che fa sì che possano essere utilizzati in un secondo momento, ad esempio in caso di fallimento di un tentativo di fecondazione in vitro o se la coppia desidera avere altri figli. A riaccendere i riflettori sul tema, come noto, è stata una proposta di legge che mira a rendere «adottabili» gli embrioni crioconservati e abbandonati; proposta che, seppur animata da intenti apparentemente nobili, rischia di consolidare principi gravemente errati sul valore della vita umana. La questione di fondo, infatti, è il problema che è sta a monte di tutto questo dibattito sugli embrioni crioconservati e su quelli che ora potrebbero essere o meno donati: tutto arriva come conseguenza di una pratica ancor più sbagliata ed eticamente inaccettabile, la Procreazione Medicalmente Assistita. Prima ancora di chiedersi, infatti - cosa fare degli embrioni crioconservati “abbandonati” - bisognerebbe porsi la domanda del perché si reputa ancora accettabile la stessa Pma, senza la quale non ci sarebbero, appunto, né migliaia di embrioni morti né tantomeno altrettanti da “congelare”.
Dati shock: centinaia di migliaia di embrioni congelati
Prima di esaminare più da vicino l’argomento, però, è necessaria una premessa: quella dei numeri. O, meglio, di numeri che parlano da soli e sono impressionanti. Secondo le stime più attendibili, infatti, dal 2005 ad oggi, in Italia sono stati prodotti probabilmente oltre un milione di embrioni, con una media annua recente di 200.000-300.000. Di questi, ad oggi, risultano crioconservati tra 75.000 e 125.000, mentre gli embrioni ufficialmente abbandonati - cioè senza più alcuna indicazione dei genitori - sarebbero tra i 4.000 e i 10.000. Ora, dinnanzi a numeri simili non occorre essere esperti per capire che siamo di fronte a una tragedia silenziosa: migliaia di vite umane, congelate in provette, senza una prospettiva certa di futuro. Perché – i lettori di Pro Vita & Famiglia già lo sapranno, ma repetita iuvant - l'embrione, ben lungi dall’essere un imprecisato “materiale biologico”, è un individuo con un suo patrimonio genetico unico e irripetibile.
Quando Papa Francesco disse che anche queste sono vite sacre
Una verità anche scientifica e che, peraltro, è stata ribadita con forza anche da Papa Francesco, il quale negli ultimi mesi del suo Pontificato ha manifestato profonda preoccupazione per la sorte degli embrioni congelati. «Non possiamo permetterci di considerare gli embrioni come materiale da scarto», ammonì il Pontefice argentino da poco scomparso, ricordandoci che ogni vita, anche la più piccola e fragile, è sacra. Un richiamo urgente poiché la pratica della fecondazione assistita si basa - ahinoi - sì sulla generazione della vita, ma producendo embrioni «in serie», molti dei quali destinati a rimanere senza un futuro. Ed è qui che le parole del Pontefice pongono un primo stop a una pratica aberrante, quella della PMA. In secondo luogo, le stesse parole di difesa della vita da parte della Chiesa Cattolica pongono dinnanzi a un dilemma etico reale e immenso ma sempre - lo ribadiamo - frutto della disumanità a monte della Pma: ovvero cosa fare degli embrioni congelati e abbandonati, se non possiamo né distruggerli né utilizzarli per la sperimentazione? Il punto è che, rispetto a questo, la soluzione proposta - quella di renderli «adottabili» - solleva a sua volta gravi interrogativi morali. Essa, infatti, rischia di aprire la strada ad alcune pericolose derive.
I rischi della proposta di legge
La prima deriva è che rendere «adottabili» gli embrioni significa affermare, in modo implicito, che della vita umana si può disporre a piacimento. Che un embrione possa essere «preso» e «dato» come se fosse un oggetto, per quanto con l'intenzione di salvarlo, ma nessuno ha il diritto di decidere la sorte di una vita umana come fosse una cosa! La vita umana è indisponibile, sacra, inviolabile in ogni sua fase. In secondo luogo, va detto che permettere l'adozione degli embrioni rischia di rendere più "moralmente accettabile" agli occhi dell'opinione pubblica la pratica della fecondazione in vitro. Come a dire: anche se produciamo troppi embrioni, qualcuno poi li adotterà. È una pericolosa illusione. La fecondazione artificiale rimane moralmente inaccettabile perché separa la procreazione dall'atto di amore coniugale e tratta la vita come prodotto di laboratorio.
Infine – possibile deriva numero tre - l'adozione di embrioni, è vero, potrebbe essere presentata come un gesto di straordinaria generosità. Il punto è che la vera generosità non sta nel «riparare» ai danni della manipolazione tecnica della vita, bensì nell'accogliere i bambini già nati, abbandonati, in carne ed ossa, che aspettano una famiglia. A loro dovrebbe andare ogni nostro sforzo e dedizione. Peccato che tutto questo, spesso, passi in secondo piano. Ed è lecito chiedersi se ciò avvenga solo per rendere «adottabili» gli embrioni, in una prospettiva filantropica, o perché si sa che percorrendo questa strada si dà una spinta indiretta, ma neppure troppo, alla fecondazione in vitro. Che, oltre ad essere una pratica immorale, è – e resta – un immenso business.