31/07/2021 di Luca Marcolivio

Il ddl Zan spacca anche il partito Sudtirolese. Due senatori sposano la linea contraria

Sul ddl Zan, il Südtiroler Volkspartei è palesemente spaccato. Dei sei senatori del partito autonomista altoatesino, quattro sono a favore della proposta di legge nella sua versione passata in aula nelle scorse settimane. Devono, però, fare i conti con due “dissidenti”, che, al contrario, sposano le posizioni del centrodestra: Meinhard Durnwalder e Dieter Steger.

A svelare le diatribe all’interno del SVP è stata la senatrice Julia Unterberger, schierata con PD, M5S e LEU, che però cerca di stemperare i toni. «Siamo tutti favorevoli a una soluzione amichevole e alla fine di questa guerra di opinioni», ha dichiarato la parlamentare al quotidiano sudtirolese Tageszeitung.

La senatrice ha comunque definito «fake news» quanto circolato nelle ultime settimane riguardo all’«identità di genere». Secondo Unterberger non è vero che se tale concetto dovesse essere approvato, «chiunque potrà cambiare sesso ad hoc», né che, ad esempio, verrebbero meno «servizi igienici separati» e che «gli uomini, in qualunque momento, potranno iscriversi a gruppi sportivi femminili».

Inserire l’identità di genere nelle casistiche del ddl Zan, aggiunge la senatrice SVP, significherebbe semplicemente «non discriminare qualcuno se la sua percezione di sé non corrisponde al suo genere biologico». Un concetto, però, piuttosto vago, che non preclude affatto il pericolo della discrezionalità dei magistrati, già ravvisato da numerosi eminenti giuristi.

Quanto all’articolo 7, che introduce la Giornata contro l’omotransfobia e le relative discriminazioni, la senatrice Unterberger nega che il fatto che «l’autonomia scolastica verrebbe ridotta». Ed aggiunge che, a suo avviso, sarebbe «assurdo» che «chi si definisce liberale» possa autoproclamarsi «contrario al ddl Zan». Anche questa, però, è una contraddizione in termini, in quanto, nella sua versione attuale, la bozza di legge introduce di fatto un reato d’opinione e discrimina in positivo le categorie degli omosessuali e dei transessuali, in caso di aggressioni o altre fattispecie penali.

Verso la fine dell’intervista, tuttavia, la senatrice apre sorprendentemente a una mediazione. «Poiché la proposta della Lega non è affatto male, ora abbiamo l’opportunità di trovare un compromesso e porre fine a questa guerra di religione», ha affermato Unterberger. In questo modo, aggiunge, «aiuteremo di più le persone interessate».

«Anche se si fa a meno della parola “identità di genere”, il concetto è comunque contenuto nella parola “genere” in contrapposizione a “sesso”. Nulla cambierebbe per le vittime di crimini d’odio», ha proseguito la parlamentare SVP.

Una posizione troppo «rigida» fa correre il rischio che «la legge venga affossata», ha quindi concluso. Unterberger ha espresso tale timore anche alla luce dell’esilissima maggioranza (136 voti contro 135) con cui lo scorso 14 luglio, il Senato ha respinto la richiesta di una sospensiva per il ddl Zan.
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