04/09/2020 di Giuliano Guzzo

Il ddl Zan rinviato ad ottobre. Ma la battaglia non è finita

La notizia non autorizza chissà quali festeggiamenti, ma di certo non è una cattiva notizia: il ddl Zan contro contro l’omotransfobia e la misoginia tornerà alla Camera dei Deputati solo nel mese di ottobre. Non prima. Alla base di questo nuovo slittamento, l’urgenza governativa di votare, necessariamente la settimana prossima, il decreto semplificazione che va a scadenza; inoltre, a seguire, ci sarà una pausa dettata dalle elezioni regionali, accorpate al referendum confermativo. Non è finita: a settembre, infatti, si accenderanno i riflettori su un altro provvedimento centrale per la vita politica italiana: la nuova legge elettorale.

Quello che attende il Parlamento almeno per le prossime settimane è dunque un calendario fittissimo, nell’ambito del quale il ddl Zan – dati di fatto alla mano – non rappresenta una priorità inderogabile né, tanto meno, una questione politica di vita e di morte. Senza dimenticare poi il grande tema della riapertura delle scuole – verso cui le Regioni italiane stanno di fatto procedendo in ordine sparso -, e gli scossoni che già ora questo sta determinando per la compagine di governo. Tutto questo per dire che se la legge contro l’omotransfobia è già slittata ad ottobre, non si può escludere che sia destinata a slittare ulteriormente in avanti.

Sia come sia, il mondo pro family italiano può guardare questi rinvii solo ad un modo: come ad un guadagno di tempo prezioso. Tempo prezioso che deve essere necessariamente impiegato per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ad insidie e rischi di un provvedimento legislativo che, se da un lato nulla – ma proprio nulla – aggiungerebbe a beneficio di persone con tendenze non eterosessuali, dall’altro moltissimo determinerebbe, in termini negativi, per tutta la società italiana.

Il riferimento è qui anzitutto al mondo delle scuole, con iniziative ufficialmente contro «la discriminazione» - a parole, nei fatti pro gender – che andrebbero a ricevere un allarmante rafforzamento sia giuridico sia economico. Non meno grave, anzi forse ancora più generale e devastante, sarebbe - nel caso in cui il ddl Zan diventasse legge – la limitazione della libertà di espressione e quindi di pensiero. Sì, perché una normativa contro l’omotransfobia metterebbe i difensori del primato della famiglia naturale nelle condizioni di essere passibili di denuncia in quanto autori di «propaganda d’odio».

Non solo. Se la vedrebbero male anche gli oppositori dell’utero in affitto, del “cambio di sesso” per i giovanissimi, insomma tutta l’impalcatura valoriale fondata sul personalismo ontologico e sulla morale cristiana subirebbe un colpo mortale. Nelle settimane a disposizione – e rese possibile dal rinvio ad ottobre del ddl Zan – il movimento pro family italiano deve mobilitarsi. Perché in questo caso, a differenza del noto adagio, il tempo non è denaro. No, è un vero e proprio tesoro da sfruttare in comunicazione e informazione, con la messa in guardia di tutti rispetto ai pericoli che comporterebbe una normativa di cui non c’è nessun bisogno.

In linea teorica può infatti anche accadere, come già accennato, che il governo subisca dalle elezioni regionali uno scossone tale da evitare di voler proseguire, con determinazione almeno, l’iter sulla legge contro l’omotransfobia. Ma chiunque abbia a cuore certi valori non può appigliarsi a questa, che è solo una possibilità teorica. Deve invece darsi da fare, facendo soprattutto informazione, raccontando – e ribadendo - il più possibile quante insidie contenga un ddl che si presenta come antidoto alle «discriminazioni» mentre invece, nei fatti, ne è un formidabile veicolo.

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