14/10/2021 di Giuliano Guzzo

Il Cnr manda in fumo i “vantaggi” della Cannabis legale. Svelate tutte le fake news

Legalizzare la cannabis? Assolutamente un’ottima idea. Così si azzoppano le mafie, aumentano gli introiti fiscali e, soprattutto, il consumo di questa “droga leggera”, non subisce alcuna variazione, tanto meno alcuna espansione. Questo è il tormentone con cui una certa vulgata narcofila, come noto, da anni si spende per la depenalizzazione di quelle che sono – e restano – sostanze stupefacenti. C’è però un problema: tutte queste affermazioni sono false.

É falso che legalizzare la cannabis freni la criminalità organizzata – che da decenni, basti pensare all’edilizia e agli appalti, sa benissimo come prosperare anche in settori regolamentati e legali -; è falso che legalizzare le droghe aumenti chissà quanto gli introiti fiscali (negli Usa molte aspettative in merito son state deluse); è falso perfino che il consumo della sostanza legalizzata resti invariato. Quest’ultima affermazione la si può fare con sicurezza alla luce di un nuovo ed ampio studio.

Stiamo parlando di «Cannabis Policy Changes and Adolescent Cannabis Use: Evidence from Europe», ricerca pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health e basata sui dati raccolti tra 300.000 studenti in 20 anni e in 20 distinti Paesi. Si tratta di un lavoro, a cura dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr, con cui si sono presi in esame la percezione della disponibilità della sostanza e l'uso nei giovani consumatori occasionali (quindi una o due volte nell'anno) e frequenti (vale a dire 20 o più volte nel corso del mese).

Cosa si è scoperto in questa indagine, curiosamente poco pubblicizzata sui media? Nei Paesi che hanno decriminalizzato o depenalizzato il possesso personale di cannabis, per i consumatori non frequenti, non si rilevano aumenti significativi nella percezione della disponibilità. Un indicatore, quest’ultimo, che però risulta diminuito in modo chiaro – e cioè di quasi 6 punti percentuali – là dove le sanzioni sono state aumentate, come in Italia tra il 2007 e il 2014.

Siffatta variazione è stata osservata fra gli utilizzatori occasionali, mentre per i consumatori la capacità di accesso alla sostanza rimane sostanzialmente invariata al cambiare della normativa. Ancora, su un totale di cinque riforme legislative esaminate, sempre relativamente ai consumatori occasionali, si son individuate associazioni significative in due situazioni: nel caso di riforme più liberali (un aumento di quasi il 7%) in quello di riforme maggiormente restrittive, con una diminuzione di circa il 3%.

Ciò significa che, se tra i consumatori più a rischio le politiche sulle droghe – liberali o repressive che siano – incidono poco, esse però incidono in modo chiaro sui consumatori occasionali, con gli studenti che, davanti ad una depenalizzazione, potrebbero aver ridotto lo stigma e la percezione del rischio correlato al consumo della sostanza resa legale. Morale: legalizzare la cannabis significa lanciare un messaggio pericolosissimo verso i giovani, che vedrebbero aumentato il rischio di iniziare a fare uso di un prodotto con gravi e spesso durevoli effetti sulla salute.

Di qui un dubbio: posto che, come si diceva all’inizio, questo non è affatto, anche fosse dimostrato in modo inoppugnabile che legalizzare le “droghe leggere” dispiace alle mafie e aumenta gli introiti dello Stato, tutto ciò vale forse più della salute dei nostri giovani? Non sono forse loro, e sono loro, i protagonisti del futuro, e quindi coloro ai quali dobbiamo riservare il meglio, anche sotto il profilo educativo? Meglio pensarci bene, prima di dar risposte delle quali potremmo pentirci amaramente.

 

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