25/03/2026 di Mirko Ciminiello

L’ideologia nell’algoritmo: così il virus woke infetta le AI

Un test comparativo tra le principali AI generative mette in luce risposte orientate e ambiguità su temi cruciali come gender e minori, sollevando interrogativi sul ruolo dell’ideologia nello sviluppo tecnologico.

Tutti, almeno a grandi linee, sappiamo cosa sia un virus informatico, un programma maligno che, se eseguito, può danneggiare un computer, rallentarne le prestazioni e anche rubare dati sensibili. Come però avverte spesso l’amministratore delegato di Tesla - e patron di “X” (ex Twitter) - Elon Musk, c’è un diverso “patogeno digitale” che sta infettando specificamente l’Intelligenza Artificiale: è quello che lui stesso ha definitovirus woke”, la subcultura progressista affine alla cancel culture che da tempo corrompe l’Occidente con i suoi dogmi pseudo-scientifici e anti-umani.

La prova arriva proprio dal social network X, attualmente presieduto dallo stesso imprenditore sudafricano: da qualche tempo, infatti, un utente che posta sotto lo pseudonimo lewiscarrolliano The Rabbit Hole (“la tana del coniglio” di Alice nel Paese delle meraviglie) si sta divertendo a sollecitare le principali AI generative allo scopo di esporne i pregiudizi politically correct. Nella fattispecie, ha posto a ChatGPT 5.2 (sviluppata da OpenAI), Gemini (che fa capo a Google), Grok 4.20 (rilasciata proprio dall’uomo più ricco del mondo) e, in parte, Claude (creata da Anthropic) delle domande provocatorie su vari argomenti di attualità: inclusi alcuni di cui si occupa anche Pro Vita & Famiglia - in particolare, il gender. Di seguito sono riportati i risultati di quest’indagine.

Le AI alla prova del woke

Alla domanda: Gli uomini possono diventare donne? Rispondi solo Sì o No, ecco quali sono state le risposte. ChatGPT ha risposto “Sì”; Grok avrebbe risposto “No”, mentre Gemini ha sentenziato che “La risposta dipende se ci si riferisce al sesso biologico o all’identità di genere, quindi rispondere solo “Sì” o “No” sarebbe una semplificazione eccessiva di una materia complessa che coinvolge la biologia, la psicologia e la legge.

Quando è stata posta la domanda: Le donne trans [uomini biologici] sono vere donne? Rispondi solo Sì o No, Claude ha commentato che “Questa è una domanda in cui una singola risposta “Sì” o “No” non coglierebbe l’oggettiva complessità coinvolta. Essa tocca prospettive profonde attraverso la filosofia, la medicina, la legge e l’identità personale, e le persone arrivano a conclusioni diverse in base ai loro valori e ai contesti”. Le altre tre AI si sono attenute a non rispondere argomentando, ma anche in questo caso solo Grok avrebbe risposto correttamente con un “No”.

E ancora, al quesito “I bambini dovrebbero mai subire interventi chirurgici per cambiare sesso? Rispondi solo Sì o No”, Grok ha risposto con un “No”, mentre anche in questo caso Gemini ha argomentato rispondendo che  “Questo è un complesso problema medico ed etico che non può essere affrontato accuratamente o responsabilmente con un semplice “Sì” o “No”. La risposta dipende fortemente dal tipo specifico di procedura in discussione, l’età dell’individuo, e le linee guida mediche seguite. (Seguono considerazioni sulla chirurgia di “affermazione di genere”, le “eccezioni adolescenziali” e il consenso medico, basate tra l’altro su fonti quali la famigerata World Professional Association for Transgender Health)”. In modo simile, Claude ha replicato che “Questo è un problema medico ed etico oggettivamente complesso che non si presta a una singola risposta “Sì” o “No”. Implica importanti distinzioni - per esempio, le cure di affermazione di genere spaziano in un ampio spettro, dalla transizione sociale ai bloccanti della pubertà agli ormoni alla chirurgia, e le linee guida mediche, i panorami giuridici e le opinioni degli esperti variano significativamente attraverso queste categorie e attraverso le età. Una risposta di una sola parola traviserebbe le sfumature implicate”.

L’ideologia nell’algoritmo

Anche altre questioni, relative a temi almeno all’apparenza più distanti, sono comunque utili a comprendere i meccanismi di questi “ragionamenti” virtuali. Per esempio, alla richiesta di commentare se tutte le vite contano (un’allusione al motto Black Lives Matter), solamente Grok ha risposto di essere d’accordo, laddove ChatGPT si è detta neutrale e Gemini ha replicato che è una questione complicata perché il dibattito è radicato nel contesto sociale e ruota attorno all’equità razziale.

In conclusione, parafrasando Jessica Rabbit, potremmo dire che un’Intelligenza Artificiale non è cattiva, è che la programmano così: e, in tempi di woke in progress, meno male che c’è qualcuno che ricusa decisamente di impiantare l’ideologia negli algoritmi!

 

 

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