23/11/2021 di Anna Bonetti

I martiri del nostro tempo: i bambini mai nati

La sepoltura dei feti abortiti è un dibattito molto attuale. Da un lato genera un forte scandalo da parte di gran parte del mondo abortista, secondo il quale, una volta ucciso il concepito, non sarebbe nemmeno degno di una sepoltura dignitosa. Dall’altra invece abbiamo il sostegno della Chiesa Cattolica (e non solo) con l’ipotesi avanzata di ritenere i bimbi mai nati come dei veri e propri martiri.

A tal proposito, infatti, nella Chiesa continua a rimbombare la questione sul fatto se i bambini abortiti possono essere parificati ai martiri. Come è noto, secondo la dottrina cattolica l’embrione umano è vita sin dal suo concepimento, ma dall’altra parte sappiamo anche che la battaglia pro-life non riguarda solo il cattolicesimo, bensì coinvolge chiunque. Infatti, la scienza conferma che la vita ha origine sin dal suo concepimento. Sappiamo come spesso quest’ultima venga strumentalizzata per soddisfare gli egoismi dell’uomo, fingendo di ridurre la realtà a una visione relativista del mondo, in cui la verità non è più oggettiva, ma cambia a seconda della percezione del singolo.

Il cuore della questione posta dalla Chiesa risiede nella santità e nella dignità di ogni vita umana e soprattutto nella verità che il concepito è un essere umano innocente e quindi un martire, costretto a sacrificare la propria vita in nome della crudeltà umana.

Il fondatore dell’associazione per la causa di beatificazione dei bambini non nati, equiparandoli ai martiri, è Giovanni Antonucci, il quale si batte quotidianamente per offrire una degna sepoltura ai bambini abortiti, contro l’ostilità del mondo abortista, che invece reputa più importanti gettarli nell’organico, come se fossero rifiuti qualsiasi e non vite umane che sono state strappate al più basilare dei diritti umani: il diritto alla vita.

La crociata contro il seppellimento dei feti abortiti è iniziata in particolare dopo la vicenda di una donna che, qualche tempo fa, casualmente, aveva trovato il proprio nome sul luogo di sepoltura del figlio abortito. Da lì ha fatto partire un vero e proprio processo contro la sepoltura dei feti in generale.

A tal proposito, però, occorre fare una distinzione: si può essere d’accordo sul fatto che il nome della madre non andasse reso pubblico per questioni di privacy, ma questo non deve essere un pretesto per impedire di offrire una degna sepoltura alle vite stroncate dall’aborto.

Sara Marcozzi, per esempio, consigliere regionale della regione Abruzzo del movimento 5 stelle, ha esultato su Facebook per la bocciatura del testo di legge che prevede il seppellimento dei bambini abortiti. “L’abruzzo non è il Texas, i diritti sono una cosa meravigliosa” commenta la consigliera. Come se sopprimere intenzionalmente un essere umano innocente fosse una cosa meravigliosa ed offrirgli almeno una degna sepoltura, qualcosa di barbaro.

Sappiamo invece, da numerose testimonianza che ci sono pervenute in questi anni, come poter seppellire i propri piccoli sia un modo per poterli piangere e poter continuare a stare al loro fianco. Molte donne, purtroppo, ancora non sanno o non sapevano, fino a poco te fa, di questa possibilità e al dolore del lutto si aggiunge quello di sapere dei figli gettati tra rifiuti ospedalieri. E’ davvero civile un luogo dove una mamma oltre a perdere un figlio debba invidiare un’altra mamma che ha subito la stessa sorte, ma che ha potuto seppellire quel figlio?.

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