02/01/2015

I diritti umani contano meno dei “diritti” animali

Alla faccia dei diritti umani , continua indisturbata la strage degli innocenti attraverso l’aborto, e procede a passo spedito la legalizzazione della strage dei sofferenti attraverso l’eutanasia.

Ma i “diritti degli animali”, come abbiamo già visto, invece sono sempre più salvaguardati.

Un nuovo preoccupante episodio si è verificato in Argentina, dove un tribunale ha dichiarato un orango una “persona” non umana: come tale è stato illegittimamente privato della sua libertà (sta in uno zoo) e deve essere trasferito in una riserva naturale più idonea. 

Un gruppo di animalisti aveva presentato una petizione per l’habeas corpus, (un antico diritto utilizzato per contestare – da parte di un giudice – la illegittimità della detenzione  di una persona da parte del potere esecutivo) in favore di Sandra, un orango di 29 anni custodito nello zoo di Buenos Aires.

L’Associazione sosteneva che la scimmia aveva funzioni cognitive sufficienti e non deve essere trattato come un oggetto.

La cosa non può essere trattata con un sorriso ironico e una scrollata di spalle, avvisa il bioeticista Wesley Smith: “Rompere la barriera di specie”, come Peter Singer ha proposto nel suo Great Ape Project , avrà un impatto disastroso sulla autostima umana, e, infine, sulla libertà. Equiparare gli animali agli uomini non servirà ad elevare la tutela delle bestiole, ma ad abbassare ancora di più la dignità delle persone, con maggior detrimento di chi, più debole, indifeso, inefficiente, non sarà in grado di levarsi e difendersi.

Per esempio il bambino, che viene assemblato in provetta e comprato al mercato, magari a seguito dell’affitto di un utero, quello sì che può essere trattato come un oggetto: non ha sufficienti funzioni cognitive!

Redazione

 

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