Ogni anno il Governo federale Usa stila un rapporto sulla situazione dei diritti umani in ogni Stato membro delle Nazioni Unite (Human Rights Report).
Durante le amministrazioni “liberal” di Obama e Biden, i rapporti includevano una sezione sui "diritti sessuali e riproduttivi", fortemente voluta dal Center for Reproductive Rights: in buona sostanza si plaudiva alla diffusione dell’aborto senza limiti e si stigmatizzavano gli Stati che ponevano limiti all’aborto. Con l’amministrazione Trump, che non considera l’aborto un diritto inviolabile dell'uomo, la sezione è stata eliminata. Ma questa volta, a differenza del 2017, il Dipartimento di Stato è andato oltre: si considererà violazione dei diritti umani il finanziamento dell’aborto con denari pubblici.
I governi che facilitano la mutilazione dei minori violano i diritti umani
Quanto alle politiche sociali, la tutela di "orientamento sessuale e identità di genere", ridimensionata nel 2017, quest’anno viene completamente rimossa. Ma ancora più significativamente, si condanneranno i governi che facilitano la "mutilazione dei minori".
La libertà di parola è un diritto umano
Altre sezioni del rapporto valuteranno l’uso strumentale della legge su “l'incitamento all'odio” per limitare la libertà di parola e le ingiuste discriminazioni che possono derivare dall'applicazione di norme o di politiche su diversità, equità e inclusione nell’assunzione dei lavoratori. Sarà inoltre considerato lesivo dei diritti umani il favorire le migrazioni di massa e l'eutanasia senza il consenso del moribondo [anche col consenso sarebbe lesiva n.d.R.].
I "diritti umani" non sono creati dalle leggi e dai governi
La cosa che più ci sembra degna di nota è che il Dipartimento di Stato sottolinea che i diritti umani sono "dati a noi da Dio, il nostro creatore, non dai governi". Ciò è coerente con i documenti fondanti degli Stati Uniti, tra cui la Dichiarazione di Indipendenza, e anche con diversi trattati internazionali.
La proliferazione di nuovi "diritti" rivendicati dagli abortisti e dagli attivisti LGBT, infatti, è assolutamente arbitraria. Possono costoro indignarsi, come ha fatto Amnesty International USA, ma la distinzione tra diritto naturale e diritto positivo è vecchia quanto il mondo. E per quanto l’hybris - il desiderio dell’uomo di mettersi al posto di Dio - spinga gli “studiosi” al positivismo giuridico più sfrenato, che tenta di definire norma solo quella posta dallo Stato, la legge scritta nella coscienza umana dalla natura umana (cioè dal Creatore) sarà sempre lì a gridare, con Antigone e con Cicerone, che la legge statale ingiusta non è legge e non deve essere obbedita.