24/03/2021

Gli insegnanti di sostegno al governo: «Alunni disabili devono poter frequentare senza discriminazioni»

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta che il CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno) ha inviato al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi – e per conoscenza al ministro per le Disabilità Erika Stefani – in riferimento alla grave e perdurante situazione di molti studenti con disabilità, 104 o Bes che soffrono più di tutti la mancanza di una scuola in presenza, sostituita dalla Dad. Una lettera e una richiesta che come Pro Vita & Famiglia appoggiamo pienamente, come naturale conseguenza del nostro impegno, tramite Generazione Famiglia, all’interno del Fonags e dei Forags e con la nostra campagna Sos Disabili.

Da molti giorni, infatti, proprio in merito alle difficoltà che stanno incontrando i bambini (e le loro famiglie) con disabilità all’interno del mondo della scuola stiamo raccogliendo numerose segnalazioni, storie e testimonianze al nostro indirizzo [email protected]




LA SCUOLA DELL’INCLUSIONE È APERTA A TUTTI ED È UNA SCUOLA SENZA ETICHETTE

Nella scuola della DDI gli alunni con disabilità devono poter frequentare insieme ai loro compagni e a tutti i loro insegnanti

 

L’emergenza sanitaria sta influenzando la nostra quotidianità, modificando significativamente i rapporti sociali, la comunicazione e le relazioni. Anche il sistema scolastico ne è rimasto inevitabilmente coinvolto. Ora, dopo mesi di differenti disposizioni territoriali, sono tornate per la maggior parte degli alunni le attività scolastiche offerte tramite canali telematici e, “in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”, la possibilità, solo per costoro, di svolgere attività in presenza (art. 43 del DPCM 2 marzo 2021).

Al DPCM hanno fatto seguito più Note Ministeriali (la n. 343, la n. 10005, la n. 662) per precisare o chiarire alcuni passaggi, ponendo particolare attenzione alla “possibile frequenza degli alunni con disabilità” cui ormai si associano, inseparabili, gli alunni con BES, che la scuola riconosce come soggetti con particolari difficoltà scolastiche.

A fronte di una normativa che prescrive la frequenza degli alunni con disabilità “nelle classi comuni” (art. 12 c. 2 della legge 104/92), che garantisce a tutti, indistintamente, il diritto all’educazione e all’istruzione e che ha stabilito la chiusura delle classi differenziali e delle scuole speciali, ossia dei luoghi che accoglievano alunni “scolasticamente fragili” o “non scolarizzabili” (legge 517/77), oggi assistiamo a un rincorrersi di indicazioni da parte di provvedimenti governativi e persino ministeriali, fino a quelli territoriali e delle singole istituzioni scolastiche, che rimandano a forme di organizzazione, peraltro definite inclusive, che reintroducono realtà cancellate dal nostro sistema scolastico da quasi 50 anni, che ricordano le abolite “classi differenziali”.

Ovunque si legge che le classi, a fronte della sospensione delle lezioni, si aprono unicamente per gli alunni con disabilità e/o per gli alunni con BES; in esse vi entrano quasi esclusivamente i docenti specializzati per il sostegno, forse qualche figura educativa e in rarissimi casi i docenti disciplinari. Molti genitori, fortemente preoccupati, ci scrivono, chiedendoci dove sia la valenza inclusiva di una impostazione organizzativa, che contraddice senza alcun dubbio l’approccio inclusivo che da anni caratterizza la scuola italiana.

Noi stessi ci chiediamo quale tipo di scuola si stia promuovendo, nel momento in cui, in netto contrasto con le stesse indicazioni pedagogico-culturali, si agisce per “etichette e acronimi”, indicando soluzioni che attestano la nostra incapacità di crescere, fra diversi, nello stesso contesto sociale e insistendo nel separare “i capaci dai meno capaci”. Riteniamo grave quanto si sta verificando nelle nostre scuole e lesivo proprio dei diritti in capo a ciascun alunno che, in quanto cittadino, ha il diritto di imparare a crescere e di apprendere insieme ai coetanei in contesti inclusivi aperti e non all’interno di “classi ghetto”.

Per questo ci appelliamo al Ministro dell’Istruzione, prof. Patrizio Bianchi

affinché, a fronte di accertate condizioni di sicurezza, peraltro possibili in contesti che accolgono pochi alunni, nel pieno rispetto delle regole anti-Covid, si diano indicazioni univoche alle Istituzioni scolastiche italiane rispetto alla frequenza, per ciascuna classe, di un piccolo gruppo eterogeneo di alunni, fra cui anche l’alunno con disabilità, con la presenza, secondo il proprio orario, di tutti i docenti della classe, ovvero delle figure professionali coinvolte.

 

Lettera aperta a cura di:

DIRETTIVO CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno) - Autismo Abruzzo Onlus - Associazione Prader Willi Lombardia - Uniti per l’Autismo - A.S.S.I. Gulliver, Associazione Sindrome di Sotos Italia APS - Un Villaggio per educare APS Lecco

 

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