“Bla, bla bla” / “Skibidi Boppy” / “Lorem ipsum” / “Il lonfo non vaterca” / “Bella Bro!” / “Ma pensa te!” / “Ajeje Brazorf” / “Come foss’antani?”.
Queste frasi, provocatorie e ironiche, seguite dal messaggio “Qui non ci fanno dire di più. Scopri perché su eioparlo.it” campeggiano nelle nuove affissioni partite in questi giorni in tutta Roma a firma Pro Vita & Famiglia. L’associazione prosegue in questo modo la Campagna “E io Parlo!” per «denunciare le continue censure ideologiche e politiche di cui siamo vittime ormai da anni a causa dell’interpretazione faziosa, da parte di amministrazioni comunali progressiste e di sinistra o di magistrati schierati, di una norma del Codice della Strada di cui chiediamo la riforma» spiega il presidente Antonio Brandi.

La Campagna “E io Parlo!”, che si è aperta lo scorso 2 marzo con una conferenza stampa ospitata in Senato dal capogruppo di FdI Lucio Malan, ha l’obiettivo di denunciare le «ben 12 campagne di affissioni censurate in questi anni da una strategia politica e giudiziaria che punta a un solo obiettivo: cancellare Pro Vita & Famiglia dal dibattito pubblico. Pensiamo - aggiunge Brandi - se un sindaco di centrodestra osasse rimuovere un manifesto di Arcigay: sarebbe lo scandalo nazionale dell'anno! Invece, se censurano noi il silenzio è assordante».
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Scopo dell’iniziativa è anche quello di chiedere alla maggioranza di centrodestra di modificare l’art 23 comma 4-bis del Codice della Strada. «È una norma - spiega sempre il presidente Brandi - che utilizzando termini vaghi come “stereotipi di genere”, “identità di genere”, “orientamento sessuale” e "qualsiasi forma di pubblicità" permette una sistematica censura politica. «Ciò che chiediamo è di chiarire la distinzione tra pubblicità commerciale e comunicazione sociale-politica, perché la confusione produce arbitrarietà». In secondo luogo, «chiediamo di estendere le garanzie “rafforzate” della stampa, come sancisce l’art. 21 della Costituzione, alle comunicazioni sociali e politiche mediante affissioni, in modo tale che non ci sia mai più nessun tipo di censura amministrativa».

«Ecco perché - conclude Brandi - abbiamo portato la nostra denuncia in difesa della libertà d’espressione anche fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), abbiamo fatto partire una petizione che ha raccolto oltre 10.000 firme in pochi giorni, prodotto un approfondito Report che documenta ben 12 episodi in cui amministrazioni locali, e talvolta giudici, hanno colpito messaggi pro life o critici verso l’ideologia gender e infine abbiamo ora lanciato il portale web eioparlo.it, dove è possibile trovare tutti i dettagli delle affissioni che in questi anni sono state censurate, respinte o rimosse da amministrazioni comunali ideologiche, arrivando a una deriva che nel tempo ha censurato contenuti sempre più innocui».