11/11/2019

Giudice federale blocca legge pro vita in Alabama

L'onda pro life degli Stati Uniti sta conoscendo una battuta d'arresto e quanto è successo poco fa in Alabama ne è un esempio.

Ricordiamo che a maggio scorso in questo Paese era stata approvata una legge che vietava l'aborto per ogni motivo, anche nei casi di violenza. Per i medici erano previsti fino a 99 anni di carcere.

La promotrice Terri Collins sperava che questa legge rovesciasse la storica sentenza della Corte Suprema Roe v Wade.

Nel testo di legge si paragonava l'aborto alle più grandi atrocità della storia, come l’Olocausto.

Il provvedimento era stato firmato da una donna, la governatrice dell'Alabama Kay Ivey, che aveva commentato via Twitter:

"La legge afferma con forza l'idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio".

Una presa di posizione pro life straordinaria che purtroppo è stata fermata.

Pochi giorni fa infatti, un giudice federale ha bloccato la legge, che sarebbe dovuta entrare in vigore il 15 novembre.

Secondo il giudice, la legge dell'Alabama è incostituzionale perché viola il diritto dell'individuo alla privacy e quello di fare scelte essenziali per la dignità personale e per l'autonomia.

"Sminuisce", continua il giudice, "la capacità delle donne di agire nella società e di prendere decisioni in merito alla riproduttività. Sfida la Costituzione degli Stati Uniti".

Ma come se non bastasse questo non è accaduto solo in Alabama, ma anche in altri Paesi del territorio americano in cui ci sono leggi simili: l'American Civil Liberties Union, che difende la "libertà" personale dei singoli, ha twittato che la decisione significa che "nessuno dei divieti di aborto statali approvati all'inizio di quest'anno è in vigore" ed elencato che nei Paesi Georgia, Missouri, Alabama, Arkansas, Kentucky, Ohio e Utah  in cui l'aborto è vietato, al momento tutto ciò resta bloccato.

Insomma una sconfitta per tutta la società, perché una legge ingiusta rende ingiusto uno Stato, come diceva Gandhi.

E la legge sull'aborto, la Roe vs Wade, ha ucciso 50 milioni di piccoli americani. Una strage peggiore dell'Olocausto in cui tra il 1933 ed il 1945 persero la vita tra i 15 ed i 17 milioni di persone.

Una strage che continua tutt'oggi nelle cliniche Planned Parenthood in cui si fanno aborti uno dopo l'altro.

La politica deve essere al servizio dei più indifesi, ed auspichiamo che l'onda pro life torni presto negli USA e riporti in vigore quelle leggi a favore della vita.

Intanto tra poco ci sarà a Washington la Marcia per la Vita e siamo certi che avremo delle belle sorprese.

Quando c'è un popolo per la Vita numeroso che scende in piazza, convinto e combattivo, nessuno mai lo potrà fermare.

 

di Chiara Chiessi

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