07/11/2015

Gender sulla neve: il caldo autunno trentino

È un autunno caldo, molto caldo, quello che si sta vivendo in Trentino. E non ci riferiamo alle temperature leggermente superiori alla media del periodo, ma al dibattito attorno a Gender che da mesi imperversa – in particolare in concomitanza delle discussioni nelle aule della politica o per l’inizio delle scuole – sulle bocche degli, oramai esasperati, cittadini della Provincia Autonoma.

Come abbiamo già spiegato, il Trentino è la zona che funge da banco di prova per la realizzazione, a livello sociale e politico, delle istanze proprie dell’ideologia gender. Non per nulla in Consiglio Provinciale è depositato un ddl contro l’omofobia che si presenta ancor più punitivo del ddl Scalfarotto, che già è assai lesivo della libertà di opinione e di espressione dei singoli.

Prima di illustrare la situazione politica, vogliamo far conoscere ai nostri lettori le ultime trovate trentine per favorire la dittatura del pensiero unico in salsa LGBT.

C’è un corso promosso presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento – già nota per iniziative simili nel recente passato – dal titolo “Percorsi Inclusivi – Formazione per comprendere e sostenere le persone lgbtqi“: non è il primo e non sarà l’ultimo, purtroppo.

Ma poi c’è la possibilità, annunciata dal Tg3 regionale, di accedere a degli sconti sugli sci per le famiglie arcobaleno. Insomma, si colora la naturale bianchezza della neve di tinte multicolor. Ed è solo una manovra ideologica perché dal punto di vista economico, le “famiglie” (le virgolette sono d’obbligo) arcobaleno sono in numero decisamente irrisorio rispetto a quelle formate da un uomo e una donna. Certamente la maggior parte di esse è probabile che si diletterà nello sci (che sciare costa assai), anche senza sconti, dato che sono mediamente molto molto facoltose...! Le famiglie naturali, che sono molte di più e che hanno più figli e che sono meno ricche, sono certamente penalizzate. I bambini che hanno una mamma, un papà e tanti fratellini passeranno le domeniche in città, mentre i loro compagnetti con genitore omosessuale e compagno/a, se ne andranno a sciare con lo sconto. Poi però qualcuno dovrebbe spiegarci chi sono i veri discriminati...

Si sta superando il limite. E la misura di molti Trentini è oramai colma. Ecco perché è stata accolta da tanti con esultanza la notizia di una spaccatura interna al Patt, il Partito Autonomista Trentino, a seguito di una mozione presentata da Maurizio Fugatti della Lega Nord con la quale si richiede il ritiro di libri (da “Piccolo uovo” a “Perché hai due mamme?”) e altro materiale pro-gender dalle scuole trentine.
L’iniziativa del politico di minoranza ha fatto muovere i gruppi Arcygay e Arcilesbica di Trento, che hanno dato lettura in piazza – alla presenza di uno sparuto gruppo di persone, sotto il palazzo della Provincia – dei testi incriminati, con tanto di titoloni sulla stampa locale “Libri gender: in piazza contro la censura” (Trentino, 4.11.2015, p. 19).

gender_trentino_libri

Tuttavia è soprattutto sul fronte politico che la mozione di Fugatti ha mosso le acque, portando al patatrac. Walter Kaswalder, consigliere e presidente del Patt che si era già distinto per la sua posizione critica durante la discussione sul ddl trentino contro l’omofobia, si è infatti dissociato dalla posizione permissiva del suo partito e del Partito Democratico con cui compone la maggioranza. “Sui temi sensibili bisogna ascoltare i genitori“, sostiene Kaswalder in un’intervista al Trentino, mentre “la scuola dovrebbe concentrarsi su altro, per esempio tornare a insegnare il latino“.

La presa di posizione del coerente consigliere autonomista ha suscitato la reazione piccata di Ugo Rossi, presidente della Provincia, che ha detto al collega di passare alla Lega. Al che Kaswalder ha risposto richiamando la linea programmatica del Patt: “[...] io sono perfettamente in linea con quello che il Patt ha sempre sostenuto», ha affermato. Scorrendo infatti lo Statuto si legge: “Il partito si ispira ai principi fondamentali del diritto naturale e delle sue leggi morali, al patrimonio religioso delle genti locali“. Inoltre, il Patt ha tra i propri principi fondanti quello di “[...] informare la sua azione politica ai principi morali derivanti dalla tradizionale Weltanschauung cristiana delle genti trentine e dalla dottrina sociale della Chiesa” e di ispirarsi “[...] ai valori di libertà, eguaglianza, solidarietà e diritto alla vita, applicati non solo all’individuo, ma anche alle formazioni sociali naturali, quali la famiglia e il popolo trentino“.

Insomma, ci siamo. La politica trentina sta rischiando la spaccatura della maggioranza, con un Patt sempre più in crisi e un Pd oramai totalmente succube del pensiero dominante, che di democratico non ha più oramai nessuna parvenza.

Se questa rottura politica avvenisse, sarebbe finalmente il momento di utilizzare l’hashtag (mai decollato a motivo della ragionevolezza dei trentini, che alla famiglia, quella vera, ci tengono) promosso da una libreria pro-LGBT del capoluogo trentino: #ècolpadelgender.

Teresa Moro

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DAI TENTATIVI DI

LEGALIZZAZIONE DELLE UNIONI CIVILI

 

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