01/04/2017

Gender e aborto: l’ONU elogia la presidente cilena Bachelet

Il suo impegno a favore dell’ideologia gender, dell’aborto e dei “diritti” della comunità LGBTI le hanno meritato il plauso dell’ONU.

Stiamo parlando di Michelle Bachelet, la socialista presidente del Cile.

Mentre le Nazioni Unite bacchettano l’Italia per il suo alto numero di medici obiettori di coscienza che impedirebbero di ammazzare bambini con maggior facilità, lo stesso organismo internazionale elogia chi invece vuole aiutare le donne cilene ad abortire.

Michael Møller, direttore dell’Ufficio ONU a Ginevra, ha definito la Bachelet una donna che ha visione del futuro ed ha contribuito a mettere al primo posto a livello mondiale la causa del gender, specie per quanto riguarda la parità di diritti tra uomo e donna. A quanto pare tra questi diritti c’è anche quello all’aborto, come se si trattasse di una conquista femminile e con buona pace delle bambine (femmine anche loro) che non potranno mai nascere perché uccise nel grembo materno.

Da parte sua, poi, il principe giordano Zeid Ra’ad Al Hussein, alto commissario dell’ONU per i diritti umani (ci piacerebbe sapere quali...) ha manifestato la sua profonda soddisfazione per la volontà espressa dal governo cileno di depenalizzare l’aborto in alcuni casi e di promuovere un progetto di legge a favore dell’identità di genere. Tutto ciò, secondo Al Hussein, è in piena conformità con gli obiettivi delle Nazioni Unite.

In effetti, siamo tutti a conoscenza delle pressioni esercitate da questo organismo internazionale per far sì che gli Stati membri si adeguino alla sua agenda e introducano nelle legislazioni il “diritto” ad abortire, il “matrimonio” gay, tutele per i gruppi LGBTI, l’eutanasia e così via. Lo stesso è avvenuto e sta avvenendo in Cile.

E Michelle Bachelet, forte dei complimenti e delle raccomandazioni ricevute, farà di tutto per eseguire alla perfezione i compiti assegnati.

Qualche giorno fa, in un’intervista all’Economist, la presidente ha candidamente ammesso che, poiché il Cile è un Paese ancora conservatore, occorre procedere a piccoli passi nel cammino delle riforme riguardanti i temi etici.

La Bachelet ha ricordato che è attualmente in discussione un disegno di legge sull’identità di genere, volto a permettere ai transessuali di veder riconosciuti i loro diritti, e ha annunciato un progetto di legge sul “matrimonio” omosessuale, che sarà presentato entro luglio. Anche perché la comunità LGBTI cilena è una fonte di ricchezza e di affari: i dati forniti dalla Camera di Commercio e Turismo parlano di un movimento di circa 2.700 milioni di dollari all’anno e sottolineano che un turista LGBTI spende mediamente 8-10 volte più del turista medio.

Tutto ciò conferma quello che abbiamo sempre detto: dietro il gender, il “matrimonio” gay, l’aborto, l’utero in affitto etc., oltre all’ideologia c’è un grandissimo giro di soldi, interessi economici e molto business.     

Federico Catani

Fonte El Demócrata


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