Friends: un grande show per una grande rivoluzione

Il sito pro life americano Live Action riporta una recente intervista a Lisa Kudrow, la famosa Phoebe di Friends, facendo riferimento a una chicca inedita che l’attrice ha rivelato in quell’occasione.

Il cast della celebre sit-com aveva un simpatico rituale prima di iniziare le riprese: tutti e sei i protagonisti facevano un breve incontro dietro le quinte in cui si auguravano un “bello spettacolo” e infine ripetevano contemporaneamente «love you love you love you love you». Quando, durante una stagione della serie tv la Kudrow rimase incinta di suo figlio Julian, per tutto il periodo della gravidanza gli amici aggiunsero al loro motto una dedica al piccolo che doveva nascere, trasformandolo in «love you little Julian!». La Kudrow ricorda con affetto questo momento e lo condivide con i fan della serie.

L’articolo di Live Action prende spunto da questo aneddoto per sottolineare come, nella vita di tutti i giorni, tutti considerano il feto nella pancia della mamma per ciò che è in realtà: un bimbo in attesa di nascere. Con buona pace delle manfrine sull’autodeterminazione.

Fin qui tutto bene. Ci stupisce, però, che un ottimo sito pro life come Live Action, sempre attento a denunciare ogni deviazione contro la vita, non abbia detto una parola sugli effetti culturali devastanti, a livello della morale naturale, che uno show come Friends ha prodotto. Chi scrive è stato un appassionato spettatore di questa serie tv, quando, da ragazzo, non disponeva di particolare spirito critico per approcciare tutti i temi proposti dai suoi produttori. La qualità della sceneggiatura e della recitazione è indubbia, tanto che Friends ha dato il “la” a un insieme di produzioni “figlie” che vi si ispirano esplicitamente.

Il problema è proprio questo: uno show di simili proporzioni ha una responsabilità immensa dal punto di vista dell’impatto che produce sui milioni di fan che la seguono in tutto il mondo. Tanto più se il target della serie è perlopiù un pubblico di adolescenti e giovani. Ed è proprio attraverso operazioni commerciali di questo tipo che gran parte dei messaggi di stampo libertario sono stati trasmessi all’opinione pubblica. Come dicevamo altrove, infatti, la cultura fa politica.

Chi ha seguito la serie si ricorderà che per ben due stagioni l’alias di Kudrow, Phoebe, appare incinta (quella trama è stata scritta appositamente per ospitare la gravidanza dell’attrice) perché accetta di essere una “madre surrogata” per suo fratello e sua moglie. Nonostante alcuni momenti di riflessione sull’opportunità di tale pratica, lo show la presenta tranquillamente come un atto di altruismo (e non è così). Per non parlare, oltre all’utero in affitto, di tutta una serie di comportamenti immorali che venivano programmaticamente sdoganati: promiscuità, sesso sfrenato, contraccezione, divorzio, omosessualità, adozioni gay, e chi più ne ha più ne metta.

Insomma: per chi conserva intatto il senso morale, questo show fa ridere ma anche piangere (e non di commozione)…

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
LiveAction

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