10/02/2020

Francia, censura e violenza Lgbt sui convegni pro life

La mannaia della censura arcobaleno torna ad abbattersi oltralpe. È della scorsa settimana l’annullamento del dibattito promosso dall’associazione Les Eveilleurs d’Esperance presso il cinema Le Cyrano di Versailles, sul tema PMA, GPA, caccia agli embrioni: le vittime della legge sulla bioetica. Tra i relatori erano previsti tre dei massimi esponenti pro-life francesi: la fondatrice e presidente della Manif Pour Tous, Ludovine de la Rochère, la scrittrice Therese Hargot, il presidente della Fondazione Jérôme Lejeune, Jean-Marie Le Méné. La sala cinematografica ha però preferito cancellare unilateralmente la prenotazione dei locali nel timore di possibili «problemi di ordine pubblico, a causa dell’azione pianificata di gruppi LGBT».

A fronte dell’annullamento comunicato martedì 4 febbraio, il giorno stesso in cui, in serata, era prevista la tavola rotonda, gli Eveilleurs avevano tentato in extremis di proporre un proprio servizio di sicurezza, assicurandone l’«affidabilità». Non avendo ottenuto nulla, l’associazione ha diffuso un comunicato, ipotizzando che, alla base dell’annullamento, vi sia una «volontà ideologica di mettere a tacere coloro che vorrebbero fare luce sui gravissimi abusi contenuti nella legge sulla bioetica». L’associazione, inoltre, deplora la cancellazione di numerosi altri incontri pubblici, a causa delle minacce e delle «pressioni esercitate da gruppi ideologici».

Per aggirare questa «intollerabile censura», gli Eveilleurs hanno deciso tenere comunque il loro dibattito, diffondendolo attraverso il canale Youtube Les Eveilleurs. L’associazione Les Eveilleurs d’Esperance (letteralmente “risvegliatori di speranza”) è nata nel 2013, sulla scia della Manif Pour Tous e di altri gruppi sorti in opposizione alla legge Taubira sui matrimoni e le adozioni egualitarie.

Gli ultimi mesi si stanno rivelando pieni di sfide e di insidie per i movimenti pro life francesi. Lo scorso 13 gennaio, un convegno sul tema Il significato della vita, promosso Alliance Vita e tenutosi a Rennes, è stato interrotto dall’incursione di un centinaio di attivisti lgbt e femministi, che hanno invaso i locali destinati al dibattito, impedendo l’ingresso alle persone interessate.

Gli organizzatori hanno parlato di persone fisicamente percosse dagli aggressori lgbt e femministi, che avrebbero anche usato gas lacrimogeni. Persino le relazioni scritte sono state sottratte ai loro autori e distrutte. In seguito, i sabotatori del convegno hanno diffidato l’amministrazione comunale di Rennes dall’autorizzare qualunque altra iniziativa pubblica di Alliance Vita, tacciati di «estremismo di destra» e di diffusione di «discorsi omofobici, razzisti e transfobici», nonché ideologicamente responsabili delle numerose «discriminazioni» e «aggressioni fisiche e verbali» di cui «quotidianamente» le persone lgbt sarebbero vittime.

Da notare che la polizia francese non ha preso alcun provvedimento coercitivo contro i suddetti facinorosi lgbt. A tutt’altra sorte sono andati incontro alcuni studenti cattolici che, lo scorso giugno, a La Roche-sur-Yon, avevano divelto alcune locandine e bruciato pubblicamente una bandiera arcobaleno. I responsabili del gesto sono finiti sotto processo e uno di loro è stato espulso dall’università cattolica ICES, dove studiava.

L’intolleranza non risparmia nemmeno gli intellettuali di sinistra. Lo scorso ottobre, alla filosofa Sylviane Agacinski, moglie dell’ex premier francese socialista Lionel Jospin, è stato impedito di parlare all’Università di Bordeaux sul tema L’essere umano in un’epoca in cui può essere riprodotto tecnicamente. La posizione della Agacinski è quella dei non pochi intellettuali progressisti che, in nome della dignità della donna, si stanno opponendo all’utero in affitto e a tutte le sue implicazioni bioetiche.

Come facilmente si evince da questa serie di episodi, la tecnica è sempre la stessa: nella democraticità del dibattito scientifico e culturale, vengono introdotti degli elementi perturbativi che finiscono per ricattare l’autorità e impedirne l’imparziale applicazione delle leggi, a partire dal principio di libertà d’opinione. E intanto il “libero pensatore”, oltre a finire imbavagliato, viene esposto al pubblico ludibrio: omofobo, fascista, intollerante…

 

di Luca Marcolivio

 

Fonti: LifeSiteNews - Genethique

 

 

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