21/05/2021

FLASH - Per la CEDU è legittimo rifiutare di trascrivere i nati da maternità surrogata

Per una volta siamo felici di condividere la decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che con la sentenza dello scorso 18 maggio 2021, nel caso Valdìs e altri v. Islanda, ha sancito che gli stati sono legittimati a rifiutare di trascrivere l’atto di nascita di bambini ottenuti tramite maternità surrogata.

Ecco lo svolgimento dei fatti come riportato dal Centro Studi Livatino: “la coppia del medesimo sesso che si era recata in California per ottenere il figlio da maternità surrogata è tornata in Islanda, e ha chiesto ai pubblici registri islandesi di trascrivere l’atto di nascita ottenuto negli USA, vedendosi opposto un risoluto diniego da parte dei funzionari.

Trasferita la questione nelle aule di giustizia, si è giunti fino alla Corte suprema islandese, la quale ha ribadito la legittimità del diniego sul presupposto che nell’ordinamento islandese non soltanto la maternità surrogata è vietata, ma costituisce per di più un reato.

Esperiti i mezzi previsti dalla giurisdizione interna, si è così giunti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha dichiarato legittimo il rifiuto islandese della trascrizione dell’atto di nascita estero per il nato da maternità surrogata.

La CEDU, infatti, ha precisato che il suddetto rifiuto di trascrizione non è lesivo né del diritto alla vita famigliare del minore né di quello della coppia ricorrente, poiché non soltanto nel caso di specie è stato comunque garantito dalle autorità islandesi il diritto di cittadinanza al minore, con tutte le conseguenti tutele socio-giuridiche che da ciò discendono, ma perché il divieto di maternità surrogata vigente nell’ordinamento islandese non può essere aggirato. […]

Nella pronuncia islandese, la CEDU ha affermato altresì che il divieto di maternità surrogata non soltanto rientra nella discrezionalità riconosciuta ai singoli Stati, e che dunque è legittimo, ma per di più risponde all’esigenza di effettiva protezione delle donne che potrebbero subire pressioni a causa della surrogazione, così come appare diretto alla tutela dei diritti dei minori, tra i quali si dovrebbe annoverare quello di conoscere i propri genitori naturali.

Il rifiuto di riconoscere i ricorrenti come genitori, dunque, è un rifiuto che tutela, secondo la CEDU, i diritti e le libertà degli altri: principio di diritto inoppugnabile che dovrebbe essere maggiormente considerato dalle Corti nazionali che decidessero di statuire in senso contrario”.

Ci auguriamo quindi che anche in Italia le Corti di riferimento prendano nota della sentenza della CEDU e smettano di cercare di aggirare la legge vigente con forzature varie.

Fonte: Centro Studi Livatino

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