Il grande inganno della legalizzazione del suicidio assistito sta proprio in come viene presentata: la legalizzazione di una scelta individuale, addirittura di una libertà. No. Non è così. Abbiamo infatti numerosi riscontri di come la morte assistita, una volta legalizzata, finisca con il favorire il dilagare di… tutti i suicidi.
Il caso Oregon
Ebbene sì, basti pensare, tanto per fare un esempio, come non sia un caso che l’Oregon – che nell’ottobre 1997 divenne il primo Stato americano a dotarsi di una legislazione in materia – non solo abbia il secondo tasso di suicidi più elevato degli Stati Uniti, ma sia anche lo Stato dove si registra una maggiore crescita del fenomeno; se infatti tra il 1999 e il 2010 il tasso di suicidio tra uomini e donne di età compresa tra 34 e 65 anni negli Stati Uniti è lievitato del 28%, nell’Oregon quell’aumento è stato addirittura del 50%. La faccenda è talmente seria da essere divenuta oggetto di studi scientifici. Per esempio, oltre dieci anni or sono, nel 2015, il Southern Medical Journal aveva pubblicato un articolo riguardante la correlazione tra suicidio assistito e suicidio non medico. Nel realizzare questa indagine, gli economisti David Jones e David Paton avevano analizzato i dati relativi a diverse giurisdizioni europee e americane prima e dopo la legalizzazione della morte on demand. Ebbene, ciò che si è visto è che i Paesi e gli Stati americani che hanno legalizzato il suicidio assistito hanno registrato – proprio come l’Oregon poc’anzi citato - un aumento medio del numero totale di suicidi pari a circa il 6-13%, anche dopo aver considerato altri fattori socio-economici; siffatto aumento è risultato particolarmente drammatico nelle donne, arrivando anche al 14%.
Il drammatico incremento dei suicidi
Per la precisione, secondo questa ricerca «gli Stati che hanno legalizzato il suicidio assistito erano caratterizzati da tassi più elevati di suicidio non assistito, tassi più bassi di adesione religiosa e una minore percentuale di popolazione di colore o ispanica». Tutto ciò ha fornito agli autori di questo lavoro pubblicato sul Southern Medical Journal «una solida prova che la legalizzazione del suicidio assistito è associata a un aumento del tasso di suicidi, se si includono i suicidi assistiti». Jones e Paton hanno altresì aggiunto, viceversa, di non aver trovato «alcuna prova» che la morte medicalmente assistita sia associata «a una riduzione del tasso di suicidi non assistiti o a un aumento dell'età media di decesso per i suicidi non assistiti». Nel 2022 un’altra indagine, sempre di David Jones, fu pubblicata sulla rivista Journal of Ethics in Mental Health dal titolo Euthanasia, Assisted Suicide, and Suicide Rates in Europe. Anche quel lavoro mise in luce le conseguenze sociali – assai critiche – del suicidio assistito, che tutto risulta fuorché una pratica puramente individuale. Va inoltre nella stessa direzione un’intervista pubblicata a febbraio scorso su Crux e rilasciata da Joseph Meaney, ex presidente e responsabile dell'etica presso il National Catholic Bioethics Center, il quale ha fatto notare che le «statistiche dimostrano che negli Stati in cui il suicidio assistito è legalizzato si registra anche un aumento dei suicidi in generale». Tutto questo, ha aggiunto sempre Meaney, «è del tutto prevedibile, poiché le autorità governative e mediche di tali giurisdizioni hanno accettato che alcuni individui debbano essere aiutati a togliersi la vita».
Un messaggio letale
In effetti, il punto della questione è proprio questo: nel momento in cui una società accetta «che alcuni individui debbano essere aiutati a togliersi la vita», ecco che passa un messaggio letale: la vita non ha più un valore così intangibile. Tutto ciò produce – in una sorta di evoluzione del ben noto “effetto Werther” - un dilagare di una cultura di morte che diffonde sia il suicidio non assistito, sia una svalutazione della disabilità e della malattia. Ciò spiega come mai nei Paesi in cui la morte assistita è legalizzata, non di rado alle persone in difficoltà che chiedono cure vengono invece proposte l’eutanasia o il suicidio assistito. Perché la vita in quanto tale viene spogliata di ogni reale valore, mentre ne acquista, di valore, l’eliminazione dell’esistenza.