26/05/2022 di Giuliano Guzzo

Fiabe davvero inclusive per bambini? È possibile

Dici «fiabe accessibili» ed «inclusione» e subito, sapendo purtroppo i tempi che corrono, t’immagini chissà quale diavoleria in salsa gender o comunque emanazione del politicamente corretto. Niente di tutto questo, invece, avviene a Civitanova Marche, dove è stata promossa in queste settimane un’iniziativa di tutt’altro respiro e non solo priva di criticità, ma esemplare. Stiamo infatti parlando dell’ampliamento del progetto "Una città da favola", finalizzato a rendere accessibili con la LIS (lingua dei Segni) e la comunicazione aumentativa (CAA) le fiabe scritte dai bambini e ragazzi civitanovesi.

Il progetto è stato così legato all' iniziativa editoriale, che ha visto protagonisti come scrittori e illustratori i piccoli alunni delle città, di  "Bookbox Civitanova", altra progettualità, come la precedente, promossa dal Comune nell’ambito di "Città con l'infanzia", mirata all' inclusione dei ragazzi con disabilità e  già attiva da circa tre anni in sinergia con la associazione Anffas locale. Conseguentemente Anffas ha realizzato 5 brevi video - di cui uno è stato proiettato al Salone de libro di Torino – ognuno dei quali con la storia contemporaneamente letta a voce, interpretata in lingua dei segni e trascritta con la comunicazione aumentativa. 

Ecco che allora, con la sola modalità del video, delle fiabe sono state rese accessibili nello stesso momento a bambini normodotati, sordi e a tutti coloro che hanno difficoltà nella lettura e comprensione del testo. La comunicazione aumentativa, nella fattispecie, è infatti utile anche per bambini con autismo e sindrome di Dravet. Recentemente, al Salone del libro di Torino come poc’anzi si diceva, tale iniziativa è stata presentata ad una platea di amministratori e rappresentanti istituzionali provenienti da tutta Italia, scuole, alunni, imprenditoria, associazioni, riscuotendo molto consenso e la volontà, da parte di più soggetti, a riproporla in altre città, scuole e parti d’Italia.

In effetti, c’è davvero da sperare che questo tipo di proposte - targate Anffas ma da realizzarsi in collaborazione e con il coordinamento delle Amministrazioni locali - possano espandersi, e presto, a livello territoriale. E questo non solo per l’indubbio aiuto che offrono ai bambini, a partire da quanti si avvalgono della LIS e della CAA, ma anche perché iniziative simili dimostrano una cosa fondamentale: è ancora possibile, a scuole, proporre «fiabe inclusive» che siano questo e soltanto questo.

In tempi ed anni in cui, troppo spesso, si approfitta sia della scuola sia di cose innocenti come le fiabe per veicolare ideologie di un certo tipo, sapere che esiste anche il modo di realizzare una sana ed autentica «inclusione» non è poco. Anzi, costituisce la prova provata che un’altra «inclusione» - davvero degna di questo nome – è possibile.

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