27/02/2026 di Toni Brandi

Festa della donna, o festa alla donna?

Come spesso abbiamo fatto in passato, in occasione dell’8 marzo dedichiamo questa nostra Rivista alle donne: la presenta Francesca Romana Poleggi a p. 10. 

Potete leggere l'anteprima qui, E non potete perdere questo splendido numero! Basta una piccola donazione per riceverla a casa.

In questa sede, allora, vorrei ricordare altro.

Con i versi del nostro Silvio Ghielmi, a p. 48, pensiamo che il 19 è san Giuseppe, una ricorrenza da celebrare (come abbiamo fatto con la Rivista dello scorso marzo) e da un punto di vista religioso e da un punto di vista “laico”. Il silenzioso, forte, saggio, giusto, padre putativo di Gesù aiuti e protegga le nostre famiglie e la Chiesa. La Festa del Papà, però, sia anche occasione per rivalutare l’uomo, il padre e la sua autorevolezza in una società che lo ha rinnegato, svirilizzato e colpevolizzato. 

C’è poi da segnarsi il 21 marzo, la Giornata della Sindrome di Down, che dovrebbe farci riflettere sull’ipocrisia di tanti Soloni che si riempiono la bocca di democrazia e “inclusione”, ma poi promuovono l’aborto e l’eutanasia dei disabili. 

Ma vorrei soprattutto segnalare la festa del 25 marzo: l’Annunciazione e l’Incarnazione di Dio che si fa uomo, e che per farsi tale si fa morula, blastocisti, embrione e feto nel grembo della Vergine Maria. Per i credenti c’è poco da dire: dobbiamo inchinarci e contemplare con gratitudine il mistero centrale della nostra salvezza. Per i non credenti, sia un’occasione per pensare a qual è il valore dell’essere umano. “Dio che si fa carne” significa che il corpo non è un accidente da superare, ma il luogo in cui si ama, si soffre, si cura, si cresce. Il corpo è la persona e come tale va rispettato, sempre. La fragilità di un corpo provato dagli anni o dalla malattia non è vergogna, l’invisibilità di un corpicino nel grembo materno non giustifica l’ignoranza o la non considerazione per lo stesso. Il corpo, la persona, è parte dell’umano, da custodire sempre. L’Incarnazione non avviene in un contesto eccezionale, ma in una umile casa di un piccolo villaggio, nel quotidiano che appartiene a ciascun essere umano, a ciascuno di noi. L’Incarnazione mette al centro chi non si vede e quindi non conta per il mondo: un bambino nel grembo di una Donna. E poi, la Verità che si fa carne è un invito per tutti a non separare etica e vita concreta: la verità, se è vera, anche per un “laico” deve diventare carne nelle scelte della vita. 

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