Tra le situazioni che richiedono spazi separati per maschi e femmine, una delle più delicate è quella delle carceri. Lì, come negli spogliatoi, nei bagni, nei ricoveri, la separazione è funzionale a una maggior tutela delle donne. Lì, però, più che in altri luoghi, ci sono persone che hanno avuto a che fare con la violenza in modo attivo. Già è difficile proteggere le detenute dalle violenze che possono subire da altre detenute, non è proprio il caso di elevare la soglia di rischio consentendo a maschi che si “sentono” donne di condividere le celle (e i bagni e le docce) con delle donne vere.
L’ideologia ignora la tutela della salute delle donne
Ma in molti Paesi “democratici e inclusivi” e quindi non “transfobici”, i detenuti maschi che si sentono femmine possono chiedere ed ottenere il trasferimento in carceri per donne. Un tempo almeno i trans dovevano essersi sottoposti all’intervento chirurgico, prima che tale trasferimento potesse aver luogo (e infatti i trasferimenti erano molto rari). Da parecchi anni, però, per essere considerate donne basta “sentirsi” donna. E da parecchi anni, di conseguenza, si susseguono le violenze da parte di queste donne finte sulle donne vere detenute.
Dati inquietanti sui trans nelle prigioni femminili
Diverse associazioni femministe che si battono davvero per la salute delle detenute stanno studiando i dati sui detenuti maschi transgender che vengono trasferiti nelle carceri femminili. Il quadro che ne risulta è decisamente inquietante: circa la metà di loro è in carcere per reati sessuali. Questa percentuale è circa da due a quattro volte superiore a quella della popolazione carceraria maschile generale. E questo vale in diversi Paesi di tre Continenti.
I dati del Regno Unito sono stati raccolti da Fair Play For Women. In Canada, la cosa è stata denunciata da Heather Mason, un'attivista per i diritti delle donne in carcere, su Women Are Human. L’associazione Keep Prisons Single Sex USA ha riscontrato lo stesso negli States, mentre dati simili provengono anche dalla Nuova Zelanda. Allo stesso tempo anche Fair Go for Queensland Women ha riportato le stesse percentuali in Australia. E proprio dall’Australia arriva l'ennesimo - e recente - fatto di cronaca: un uomo, condannato per aver abusato sessualmente della figlia di cinque anni, ora è in una prigione femminile.
L’ideologia fa male a tutti
È ovvio che le persone transgender non sono violentatori di donne e bambini, ma i violentatori di donne e bambini molto spesso si dichiarano trans. Le persone che soffrono di disforia di genere sono le prime ad essere danneggiate dall’ideologia perversa delle lobby Lgbt, innanzitutto perché le illude di poter risolvere i loro problemi avvelenandosi con gli ormoni e mutilandosi con la chirurgia. Ma in questa circostanza la percezione pubblica è che gli autori di violenza contro le donne siano "i trans". E d’altra parte il transessualismo, con il wokismo e tutto il politicamente corretto che si porta dietro, consente anche a persone violente, in nome dell’ideologia, di violare i diritti e la salute delle donne.