27/07/2019

Fecondazione artificiale, eliminati limiti di età in Lombardia

«Eterologa, il Tar della Lombardia toglie il limite dei 43 anni», titola un articolo di Avvenire. E spiega: «Secondo i ricorrenti, la sentenza farebbe giustizia della differenza di trattamento tra donne in base all’età».

Dunque, pare che tale limite di età sia stato abolito in quanto ritenuto discriminatorio nei confronti delle donne che hanno più di 43 anni. Ma è vera discriminazione questa? Lo sarebbe, certamente, se fosse negato loro un diritto, il “diritto al figlio”. Ma esiste questo diritto? Il figlio sarebbe un diritto?

Certamente è un desiderio, un bel desiderio, indubbiamente positivo e comprensibile. Ma non è certo un diritto. Il figlio è una persona, un soggetto di diritto, non il diritto di qualcun altro. «Il figlio ridotto a prodotto, è con sincero sentimento desiderato, ma con assoluta determinazione preteso», scriveva G. Fogliazza a tal riguardo. In più, è necessario considerare anche altri aspetti della pratica che, a prescindere dall’abolizione del limite di età, dovrebbero esser sufficienti a rendere illegale la fecondazione artificiale.

Anzitutto, essa comporta la morte di numerosissimi embrioni, cioè veri e propri esseri umani. Tanti di essi muoiono già nel periodo del congelamento (eh sì, la procedura prevede che essi vengano congelati in attesa di essere impiantati), tantissimi altri, invece, durante l’impianto in utero. Ciò significa che per soddisfare il desiderio di una persona di avere un bambino si permette che tantissimi altri muoiano. Inoltre è necessario considerare i rischi alla salute che corre sia la donna cui viene impiantato l’embrione in utero, sia il bambino (qualora sopravviva, cosa non del tutto scontata in questa pratica).

Ora a tutto questo è da aggiungere sia il fatto che all’aumentare dell’età della donna, rispetto alla indicativa soglia di fertilità, diminuiscono le possibilità che la fecondazione artificiale riesca nel suo intento (e che, quindi, muoiano ancora altri bambini), sia che i bambini sopravvissuti e nati abbiano mamme che hanno oltrepassato l’età in cui la natura ha stabilito che si possano avere figli.

Bene conclude, dunque, l’articolo di Avvenire, affermando che «Che la fertilità decresca con l’aumentare dell’età non è un’ingiusta discriminazione: è un fatto naturale. E nessuna sentenza può cambiare le cose».

Luca Scalise

 

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