«È grave che l'Unione Europea entri a gamba tesa sulla sovranità degli Stati, vincolandoli con posizioni ideologiche sull'aborto, con un 'ddl Zan' europeo - lo stesso che il Parlamento italiano ha respinto nel 2021 - e con norme che scavalcano i diritti dei genitori. Ciò che i cittadini italiani hanno democraticamente rifiutato viene imposto per via europea, un vero e proprio attacco alla democrazia», denuncia Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, dopo il voto odierno a Strasburgo sulla revisione della Direttiva 2012/29/UE sui diritti delle vittime di reato, approvata con 440 voti favorevoli, 49 contrari e 84 astensioni.
«È ancor più grave che questo testo sia stato frutto dei negoziati tra Europarlamento e Consiglio UE dello scorso dicembre, nei quali il rappresentante del Governo italiano ha votato favorevolmente. Un documento - precisa Brandi - che contiene disposizioni del tutto estranee alla tutela delle vittime, ovvero: l’aborto introdotto per la prima volta nel diritto vincolante UE; un vero e proprio neo-ddl Zan che introduce la “gender identity” come categoria giuridica nelle valutazioni delle vittime di reato; lo scavalcamento dell’autorità genitoriale, visto che i genitori saranno estromessi dalle decisioni dei figli in caso di un non ben definito “conflitto di interessi”. In più, come se non bastasse, le Ong diventano canali privilegiati nei procedimenti penali, dando così un potere immenso alle organizzazioni Lgbtqia+».
«Chiediamo al governo italiano di rimediare all’errore fatto in sede di negoziati e quindi di opporsi quando, tra qualche settimana, la Direttiva arriverà in Consiglio. Meloni ha già dimostrato, al G7 del 2024, di saper dire di “no” a un documento contenente riferimenti e spinte all’aborto, ci auguriamo che anche in questa occasione il suo Governo avrà lo stesso coraggio» conclude Brandi.