Essere uomini: virilità e paternità a servizio di donne e figli

Ubi homines? Dove sono gli uomini?

E’ questo il grido che risuona sempre più forte nella nostra società, caratterizzata da una profonda crisi della virilità e dall’assenza di figure paterne.

E a questa domanda profonda sull’uomo ha cercato di dare una risposta lo psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini nel corso dell’incontro pubblico “Crescere oggi: una sfida (im)possibile?“, promosso a Trento dal Coordinamento Famiglie Trentine, in collaborazione con Notizie ProVita e l’Associazione Libertà&Persona.

Per essere uomini non è infatti sufficiente avere in dotazione il corredo cromosomico XY (dato che, oggigiorno, non è comunque universalmente riconosciuto). Un uomo è tale quando riesce ad armonizzare tutte le sue dimensioni: biologica, fisica, psicologia, affettiva... insomma, come avrebbero detto qualche anno fa, quando sa essere un uomo “tutto d’un pezzo”.

Secondo Marchesini la virilità è ‘naturale’ in tutti gli uomini: è un progetto iscritto in potenza in ogni cellulare del loro corpo, e che ha solo bisogno di farsi realtà. Veramente virile è infatti l’uomo che è disposto a dare la propria vita per un’altra persona. Gli uomini sono portatori della fortezza, interiore ed esteriore: la capacità di opporsi al male anche a costo della vita.

Un sacrificio, questo, che caratterizza anche la donna, ma in forma diversa: più interiore, più volto all’accoglienza e al silenzio. Le donne sono infatti portatrici nel mondo della grazia, interiore ed esteriore.

Ed è così che si realizza quello che viene definito “il paradosso della felicità”: dare la propria vita per un’altra persona è il vero obiettivo della vita, lo scopo da perseguire.

Ma è ancora possibile trovare oggi uomini virili e donne pronte ad accogliere? O forse l’egoismo ha preso il sopravvento?

Soffermandosi sulla parte maschile, Marchesini ha indicato come simbolo dell’origine della crisi della virilità l’atto di decapitazione di Luigi XVI, il 21 gennaio 1793. Un gesto simbolico, è vero, ma che ha un significato ben preciso: ci si trova di fronte un re senza testa. Balzac ha lucidamente commentato questo avvenimento, affermando: “Con la morte di Luigi XVI abbiamo tagliato la testa a tutti i padri di famiglia“.

Marchesini_Trento_CFT_ProVita_educazione_uominiA partire da questo momento ha cominciato ad affermarsi il concetto secondo cui l’autorità va considerata un potere oppressivo, da annullare.
E questa ondata è stata cavalcata dal movimento femminista negli anni Sessanta, sulla scorta della visione tipicamente contrapposta d’impronta marxista, per cui gli uomini opprimerebbero le donne. Come fare quindi? Per le femministe era semplice: bastava dare vita a una società senza sessi, ossia senza più oppressi ed oppressori.
Negli anni Ottanta si è quindi arrivati al politicamente corretto, anche detto “cultura del piagnisteo”: ossia un modo di concepire il mondo che è tipicamente femminile, senza conflitti. E questo non sarebbe un male di per sé, ma lo diventa nel momento in cui questo significa annullare le peculiarità maschili, perché prevale l’idea che la forza (caratteristica maschile) corrisponda alla violenza (e si torna all’uomo ‘oppressore’), ossia a  una caratteristica negativa.

Ma c’è mai stata un’epoca durante la quale l’uomo è stato virile? Per Marchesini la risposta è: durante la cavalleria medievale. Qui l’uomo doveva essere forte, coraggioso e sacrificarsi per i più deboli. E, attenzione, la cavalleria l’hanno creata anche le donne, che grazie ad essa non sono più ‘mulieres‘ ma diventano ‘dominae’ (padrone).

Occorre tornare indietro nel tempo, dunque? Non serve. Ma è necessario recuperare la disponibilità al sacrificio, secondo il proprium maschile e femminile.

Solamente così si potrà far fronte all’emergenza educativa che caratterizza il nostro tempo: i giovani hanno bisogno di ricevere dagli adulti una cornice, un senso del vivere, dei valori, un progetto... loro sanno che c’è un orizzonte, ma chiedono a noi adulti di dire loro qual è, con l’esempio di vita e – perché no – tornando a raccontare loro storie che portino esempi positivi e integri di uomini e di donne pienamente realizzati nella loro vocazione.

Nella giornata di oggi, dunque, in cui ricorre la “Festa del papà”, l’augurio che ci sentiamo di fare a tutti gli uomini è: siate orgogliosi della vostra virilità e pronti a sacrificio! Ma, soprattutto, abbiate il coraggio di essere mariti e padri... per essere felici!

Teresa Moro

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