04/06/2021 di Manuela Antonacci

Enrica Perucchietti su YouTube Kids «E’ una forma di riprogrammazione mentale al gender»

Il ddl Zan non è ancora stato approvato, ma il mondo LGBT non se ne sta certo con le mani in mano ed ecco servita che scopriamo l’app dedicata ai più piccoli, “YouTube Kids”, scaricabile facilmente sui dispositivi mobili, con contenuti pro gender e pro Lgbt. Si passa, infatti, dalle spiegazioni sull’acronimo Lgbtq, all’indottrinamento perché avere due mamme o due papà non diverso che avere una mamma e un papà. Ne abbiamo parlato con la giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti, già in passato intervenuta su tematiche simili.

 

Una società relativista la nostra: non esiste alcuna verità morale, tuttavia si impone il dogma LGBT, è così?

«E’ ciò di cui parlavamo con Marletta, in “Unisex”, da un lato siamo sottoposti ad una forma di riprogrammazione mentale della società: per cui le masse devono convertire al gender pensiero, dall’altro, c’è poi, la furia censoria con i mastini del pensiero unico, in questo caso anche dei mastini del movimento LGBT, che cercano di riportare all’ovile i dissidenti, peraltro, si sta andando sempre di più, verso la creazione di dogmi, anche su basi totalmente ascientifiche ed è anche un paradosso, una forma di cortocircuito perché si parla continuamente di scienza poi, alla fine, si fa valere una visione, come quella del gender che non ha nulla di scientifico ma è solo un’ideologia».

Con questa app vengono di fatto scavalcati i genitori, perché è facile che i bambini vi accedano, che fine fa la priorità educativa dei genitori?

«Quella ormai è stata scavalcata da moltissimo tempo, nel senso che questa app rientra in quel processo di propaganda volto, anche attraverso la pubblicità, attraverso i giochi, attraverso le applicazioni, attraverso i social, ad indottrinare e a convertire le persone, in particolare le nuove generazioni e, prima si inizia, quindi con bambini sempre più piccoli e più efficace sarà il risultato. E qua vorrei ricordare le tappe del processo che erano state codificate da Paul Rondò, nel 2002, su una rivista di studi giuridici, dove Rondò spiegava che, per convertire l’umanità al gender, si sarebbe dovuti passare attraverso un processo in tre tappe. Un processo graduale: il primo era quello della saturazione del messaggio, cioè del bombardamento del messaggio, attraverso la propaganda, la seconda era quella del bloccaggio, cioè la censura dei dissidenti e tutti coloro che avrebbero cercato di criticare il gender, la terza fase era quella della riprogrammazione delle coscienze, ovvero la conversione della società al gender, che è quello che stiamo vivendo adesso».

C’è chi accusa i genitori di essere poco vigili, è così?

«Da un lato, il confronto con la pervasività delle nuove tecnologie è impari, ne sono consapevole, ma molti genitori sono stati avvisati da molti anni, su questo tipo di pericolo e hanno volutamente adottato un atteggiamento passivo e menefreghista. Molti si sono allarmati, altri si sono distratti, altri ancora si sono convertiti grazie alla comunicazione emotiva, molti altri non seguono minimamente ciò che fanno i bambini. Molti bambini, fin dalla più tenera età giocano e sono attaccati a tablet, telefonini e dispositivi tecnologici, tutto il giorno e per i genitori, è vero che è difficile seguirli continuamente, rispetto a qualche anno fa, però è anche vero che ci dovrebbe essere, proprio in questi momenti la protezione genitoriale, ancora di più».

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