Stamattina, nell’Aula del Sinodo in Vaticano, è stata presentata Magnifica humanitas, la prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV, sul tema “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Scritta a distanza di un anno dalla sua elezione, l’Enciclica porta la firma del 15 maggio, data simbolica perché coincide con il 135esimo anniversario dell'enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. Non solo la prima del pontefice statunitense, ma anche la prima alla cui presentazione ha presenziato proprio il Papa, che è intervenuto a conclusione dell’incontro con la stampa. Un’enciclica, quella di Papa Prevost, che mira - come ha dichiarato lo stesso Pontefice nei giorni scorsi - «a contribuire a dare una risposta» alla «sfida che ci troviamo ad affrontare, che non è tecnologica, ma antropologica». E proprio anche e soprattutto di temi profondamente antropologici si è occupato il Papa in questo documento, compresi riferimenti importanti e chiari all’aborto, alla famiglia, al fine vita e alla libertà educativa. Ecco quali e cosa ha detto.
Aborto e diritto alla vita
Innanzitutto, i paragrafi dal 51 al 56 dell’Enciclica Magnifica humanitas riguardano il diritto alla vita e l’inalienabilità della persona umana e dei suoi diritti. «Tra questi - scrive il Papa al paragrafo 55 - il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento fino alla sua fine naturale, senza il quale è impossibile esercitare qualsiasi altro diritto. Quando questo diritto fondamentale viene negato - come accade con l’aborto procurato, l’uccisione di innocenti e l’eutanasia - ci troviamo di fronte a decisioni che la Chiesa giudica gravemente illecite». Leone XIV denuncia inoltre il rischio che i diritti restino «dichiarazioni puramente formali» (paragrafo 56), mentre le violazioni avanzano: esattamente ciò che accade con l’aborto legalizzato. Considerare questa - come altre - pratiche in quanto «gravemente illecite» è il massimo grado di condanna nella Dottrina Sociale della Chiesa.
Il Fine vita
Prima ancora, inoltre, nel paragrafo 51, il Papa condanna l’ideologia «che suggerisce che ogni persona debba guadagnarsi o giustificare il proprio valore, fino al punto di attribuire maggior valore a chi è più efficiente e produttivo. […] Ma il valore della persona non dipende da ciò che realizza o produce; esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere persone». Tale logica di tutela della vita in ogni sua fase e condizione si ritrova anche nei paragrafi 117 e 118, quando Prevost parla della criticità di una società dove «se l’essere umano viene trattato come materia da perfezionare o superare, allora diventa più facile accettare che alcuni siano considerati meno utili, meno desiderabili, meno degni. In nome del progresso si può arrivare a pensare a “sacrifici necessari”, e far pagare ai più vulnerabili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie». Dunque un duro ed esplicito attacco a qualsiasi logica di fine vita - suicidio medicalmente assistito o eutanasia - ma anche a ogni logica che schiavizza o riduce ad oggetto il corpo delle persone, dunque anche pratiche come l’utero in affitto.
L’utero in affitto
Una condanna della “mercificazione del corpo” che ritroviamo nel documento anche nei paragrafi 173 e 174, quando il Pontefice rinnova la ferma condanna della Chiesa «di ogni forma di schiavitù, tratta e mercificazione delle persone», ricordando «l’urgenza di un ampio movimento di riflessione e azione che ponga al centro la dignità inalienabile di ogni essere umano e il bene comune». Inoltre, parlando di «corpi segnati, mutilati, consumati», descrive esattamente il costo fisico imposto sulla cosiddetta “gestante surrogata” e, nel condannare la mercificazione digitale dei corpi, a maggior ragione si può considerare questa condanna come assolutamente applicabile alla mercificazione fisica e biologica della maternità surrogata.
Famiglia bene sociale primario
Nella sua enciclica, che possiamo leggere come un vero e proprio aggiornamento della Rerum Novarum di Leone XIII, il Pontefice ricorda - al paragrafo 165 - che la «famiglia è un bene sociale primario. Fondata sull’unione stabile tra un uomo e una donna, è il primo ambiente in cui ogni persona sviluppa il proprio potenziale, prende coscienza della propria dignità e apprende le prime forme di verità e bontà, interiorizzando abitudini che la preparano alla vita in società. La famiglia, prima società naturale - precisa il Papa - dotata di diritti originari, è la cellula fondamentale e insostituibile di ogni organizzazione comunitaria. Di conseguenza, quando i progetti politici e le importanti decisioni economiche la relegano a un ruolo marginale o secondario, viene compromessa la crescita autentica dell’intero corpo sociale».
Scuola e diritti dei genitori
All’interno del documento c’è poi spazio anche per un riferimento al mondo scolastico e al ruolo dei genitori. Lo ritroviamo al paragrafo 143, quando il Papa scrive: «La scuola è il luogo dove le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona. I genitori hanno il diritto primario e inalienabile di scegliere il tipo di educazione e di formazione impartita ai propri figli, in coerenza con le proprie convinzioni morali, culturali e religiose». Il Pontefice mette così in chiaro il ruolo fondamentale e primario dei genitori nell’educazione dei propri figli, a partire dal mondo scolastico e ovviamente in coerenza con un uso consapevole e sicuro dell’intelligenza artificiale, ma che riguarda anche tutti gli altri ambiti educativi su temi particolarmente intimi e delicati.
*in evidenza: foto generica di Papa Leone XIV per finalità di cronaca, non riferita alla firma dell'Enclica Magnifica humanitas