15/10/2020 di Francesca Romana Poleggi

EllaOne come l'aspirina anche per le minorenni: e le femministe dormono

Vorrei ragionare da donna con le donne, principalmente con le donne.Per un momento vorrei soprassedere su un dato di fatto oggettivo che in realtà sarebbe imprescindibile: l’aborto, anche precocissimo, uccide una persona. Un bambino piccolo, piccolissimo, a cui si impedisce di crescere, di nascere e di dare il suo contributo affettivo, relazionale, intellettuale e sociale in questo mondo. Tralasciamo, però, questo non trascurabile particolare.Ad agosto, il Ministro della salute ha decretato che la Ru-486 può essere somministrata in regime ambulatoriale, anche nei consultori, senza obbligo di ricovero, a donne incinte fino a 9 settimane, contraddicendo in pieno le linee guida del 2010, piene di avvertenze, di scrupoli e di raccomandazioni: perché ha cambiato? Sono cambiati il mifepristone o le prostaglandine? No. È cambiata la fisiologia femminile?Lo scorso 8 ottobre, l'Agenzia Italiana del Farmaco, con la determina n.998, ha abolito anche per le minorenni l'obbligo di ricetta per la pillola post coitale ellaOne (detta “pillola dei 5 giorni dopo”, perché presa entro 5 giorni da un rapporto sessuale, se c'è stato un concepimento, impedisce l'annidamento in utero del bambino e provoca, quindi un aborto precocissimo).

Cosa hanno in comune queste disposizioni?Sono ambedue espressione della mentalità maschilista e sessista che pervade la cultura radicale, contraccettivista e abortista.In realtà, all'estero, alcune femministe (vere) se ne sono accorte da tempo: leggete il libro di Renate Klein, Ru486: Misconceptions Myths and Morals.  Perché chi usa il cervello oltre le ideologie si rende facilmente conto che queste sostanze chimiche possono essere - e sono - gravemente deleterie per la salute delle donne, che  il cosiddetto “consenso informato” in materia è gravemente lacunoso, e che  - cosa ancor più grave - l’omertà istituzionale non consente, né all'estero, né tantomeno in Italia, un adeguato servizio di farmacovigilanza volto a tutelare nel concreto la salute delle donne (perciò, il numero delle morti e degli eventi avversi causati da RU-486, dalle pillole post coitali e dai contraccettivi è sicuramente sottostimato. Secondo i pochi dati disponibili, comunque, si può calcolare che il numero delle donne lese fisicamente dall’aborto farmacologico è dieci volte maggiore di quelle lese dall’aborto chirurgico; per non parlare delle conseguenze psichiche devastanti che dal pensiero unico dominante sono completamente ignorate).

L'Agenzia europea del farmaco, l'Ema, ha vietato di prendere l’ulpistral acetato per trattare i fibromi uterini, in quanto compromette gravemente il fegato. Sotto forma di ellaOne, invece, la stessa sostanza va presa - ora anche da minorenni - senza ricetta medica. Quindi, teoricamente, una ragazzina di 15 anni se ne potrà prendere una a settimana, senza alcun filtro da parte del medico curante.Coloro che hanno spinto verso questa deregolamentazione e le autorità che l'hanno attuata, poi, si riempiono la bocca di “diritto alla salute delle donne” e di orrore per i “femminicidi” e le discriminazioni di genere. E fanno finta di ignorare che questa pseudo liberalizzazione serve solo a deresponsabilizzare sempre di più i signori uomini.

Essi avranno sempre meno scrupoli a considerare  le donne oggetti di piacere usa-e-getta: tanto poi “se succede qualcosa” possono facilmente rimediare e se vogliono stare tranquille, basta un salto in farmacia...E le (pseudo) femministe dove sono? Come ragionano?  Secondo la Relazione ministeriale sulla legge 194/78, nel 2018 si sono vendute 573.100 confezioni di ellaOne e di Norlevo (la pillola del giorno dopo, già liberalizzata da tempo e anch'essa causa di gravi effetti avversi): quindi, per il grande capitale che controlla l'industria farmaceutica il fatturato crescerà ancora, grazie alle belle pensate del nostro Sistema sanitario. Ma le donne, intanto, sono sempre più sole di fronte a una gravidanza imprevista o indesiderata e le femministe dormono.

Articolo già pubblicato su Panorama.it

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