28/01/2020

Elezioni regionali. I veri sconfitti sono i temi etici

Uno ad uno, palla al centro. Se fosse stata una partita di calcio, si potrebbe commentare così l’esito delle elezioni regionali dell’Emilia Romagna e della Calabria, che hanno visto prevalere rispettivamente il centrosinistra, con Stefano Bonaccini, e il centrodestra, con Jole Santelli. Quest’ultima si è imposta con un distacco superiore rispetto a quello avuto da Bonaccini sulla diretta rivale, Lucia Borgonzoni, anche se – per le dinamiche politiche italiane – il bottino ghiotto era senza dubbio l’Emilia Romagna.

Una regione, quella del centro nord, che – come si diceva – ha visto la conferma del centrosinistra con oltre il 50% dei voti. Una vittoria quindi netta, con ben 8 punti sul centrodestra, ma che merita di essere letta anche alla luce di una contestualizzazione non eludibile. L'Emilia Romagna veniva infatti da 70 anni di dominio rosso, che storicamente è stato anche feroce e tutt'ora non tenero verso chi la pensa in un certo modo, come provano le minacce e le aggressioni al tecnico del Bologna Siniša Mihajlović, reo di aver espresso pubblicamente le proprie simpatie leghiste.

Ebbene, in questo contesto non semplice - con una Lega al 32% e con Fratelli d'Italia che ha incassato più del doppio del Movimento 5 Stelle - il centrodestra ha dato il massimo; anche se non è bastato per la vittoria che Stefano Bonaccini ha fatto propria con numerosi punti di distacco. Ciò tuttavia non toglie non solo la buona prestazione del centrodestra in Emilia Romagna, ma anche il fatto che in diverse province, come Rimini e Ferrara, addirittura in quest’ultima il centrodestra si sia imposto in ogni singolo comune, facendo così registrare un successo notevole.

C’è tuttavia un dato che, a malincuore, toccare registrare, ossia la marginalità – mediatica e non solo – che alla fine, in questa competizione elettorale, hanno avuto i temi etici. Infatti, nonostante sia in Calabria sia in Emilia Romagna (si pensi solo a Matteo Montevecchi, Giovanna Bonazzi e Laura Spaggiari) i candidati pro life e pro family non mancassero, la sensazione è che i grandi temi antropologici siano rimasti, per dirla con una metafora calcistica, a bordo campo. Il che è doppiamente grave.

Anzitutto per il fatto che i temi etici - lungi dall’essere una bagatella da addetti ai lavori o una mera disputa accademica – rappresentano l’ossatura stessa della politica, nonché della società nel suo insieme. Sarebbe infatti poco utile, se non molto ipocrita, misurarsi sulle soluzioni economiche o gestionali di un determinato territorio senza aver prima chiarito quale sia la propria idea di uomo, di famiglia e, appunto di società. In altre parole, i temi etici non solo non sono marginali, ma sono la premessa a tutto il resto; sono cioè il prisma attraverso cui leggere la realtà.

In seconda battuta, il fatto che la campagna elettorale si sia polarizzata sempre sui soliti tempi – l’incubo del fascismo alle porte, il populismo, eccetera – a scapito di quelli bioetici rappresenta un’occasione persa. Per un motivo molto semplice: sui temi etici si gioca oggi molto dell’effettivo divario tra destra e sinistra o, se si preferisce, tra conservatori e progressisti. Dunque ignorarli significa disinnescare proprio quella parte di contesa più netta e viva tra centrodestra e centrosinistra.

Senza dimenticare, continuando, che sono i temi etici a dire la verità profonda su aspetti che, diversamente, rimangono ai margini. Si pensi alla stessa sanità dell’Emilia Romagna, di certo un’eccellenza di quella regione; ma quanti aborti sono evitati e quanti effettuati e come si contrasta, là, il vero problema di questi anni ossia la denatalità? Sarebbe stato bello che, in Emilia come in Calabria, il dibattito fosse stato più centrato su questi argomenti. Cosa che, chi lo sa, probabilmente avrebbe pure aiutato il centrodestra, facendo meglio emergere il buon senso soggiacente a tante sue proposte.

 

di Giuliano Guzzo

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