13/09/2022 di Luca Marcolivio

Elezioni. Inselvini (FdI): «Aborto e droghe? Italiani meritano di meglio»

Alle elezioni politiche del prossimo 25 settembre, uno dei candidati più giovani alla Camera dei Deputati (circoscrizione Lombardia 3 P02) è Paolo Inselvini (Fratelli d’Italia). 28 anni il prossimo 5 ottobre, già consigliere comunale a Castegnato (BS), Inselvini ha raccontato la sua visione politica e il suo programma a Pro Vita & Famiglia, che da anni lui stesso considera un «faro» nella difesa dei valori fondamentali.

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Paolo Inselvini, la sua è una candidatura che nasce sul territorio. Lei è stato consigliere comunale a Castegnato: quali sono state le esperienze più importanti conseguite nel suo Comune in tema di vita, famiglia, educazione?

«Ho iniziato a fare politica, candidandomi per la prima volta a diciotto anni. L’ho sempre fatto per difendere i nostri valori millenari, a partire dalla vita, dal concepimento alla morte naturale. Da consigliere d’opposizione, più che sul piano amministrativo, i risultati li ho conseguiti sul piano culturale. Assieme a politici locali del nostro territorio e ad associazioni come Pro Vita & Famiglia e il Family Day, abbiamo dato vita ad Amministratori per la Famiglia, allo scopo di portare avanti buone pratiche e buone proposte nei Comuni. Facendo fronte comune, si può riuscire sia a salvare delle vite, sia a suscitare domande nelle menti delle persone. Da questo punto di vista, la sinistra è organizzatissima nel portare avanti le proprie idee – dal nostro punto di vista sbagliate – con grandissima convinzione. Noi vorremmo essere ugualmente organizzati ma per portare avanti quelli che sono i nostri principi».

Lei si è espresso apertamente contro l’aborto e ha elogiato la recente sentenza della Corte Suprema americana. Repubblica l’ha definita un “negazionista dell’aborto”. Perché è così importante, anche in Italia, battersi per la vita nascente?

«È vero, Repubblica mi ha dato quella definizione, semplicemente perché affermo una verità: ogni creatura nel grembo della propria madre è un bambino, è un essere umano. Nonostante qualcuno abbia paura di ammetterlo, l’aborto è sempre la soppressione di un bambino innocente. La politica, dunque deve prendersi la responsabilità di aiutare ogni madre a portare avanti la propria gravidanza. Quando c’è una situazione di difficoltà, dovremmo fare in modo di accompagnare le persone coinvolte verso l’accoglienza della vita con comprensione e umanità: la politica attuale, nelle stesse situazioni, al contrario, sembra più propensa alla soppressione della vita nascente. Questo credo sia assolutamente inaccettabile».

Il tema della sacralità della vita è legato anche ai dibattiti sull’eutanasia e sul suicidio assistito, che a loro volta sono connessi alle politiche sanitarie e alle condizioni dei nostri anziani. Cosa fare per tutelare le fasce più fragili della popolazione e contrastare la cultura dello scarto?

«Troppo spesso la società capitalista e consumista in cui viviamo ha sostenuto l’idea che una persona, per essere degna della vita, debba essere necessariamente utile alla produzione o alla società. Questo concetto è ormai radicato in particolare nel Nord Europa o nei Paesi anglosassoni. Nemmeno questo possiamo permetterlo. Al contrario, lo Stato dovrebbe dare alle famiglie i mezzi per accudire i propri anziani, malati o disabili. Ci sono situazioni estreme di disperazione e non sta a noi giudicare i casi specifici. Lo Stato, però, dovrebbe il più possibile aiutare le persone a uscire dalle proprie difficoltà, non obbligarci a scartare chi nelle difficoltà si trova, come invece sostiene l’ideologia consumista e progressista».

Nei giorni scorsi lei ha condiviso il post di Pro Vita & Famiglia sull’insegnante irlandese arrestato per essersi rifiutato di usare i pronomi basati sull’identità di genere. Questa ideologia si sta sempre più infiltrando nelle nostre scuole minacciando la libertà educativa: come difenderete questo principio in Parlamento?

«Quando sono venuto a conoscenza di quella notizia, da un lato ho provato rabbia, dall’altro non mi sono stupito. Negli ultimi anni, l’ideologia gender sta diventando sempre più pervasiva e sfrutta tutti i canali disponibili – la scuola, la TV, i giornali, il cinema e la musica – per propagandare questo tipo di teorie. Qualcosa di analogo stava avvenendo in Parlamento con il ddl Zan, che, tuttavia, con l’impegno del centrodestra e, in particolare, di Fratelli d’Italia, è stato respinto. Posso garantire che, per quanto riguarda me e il mio partito, vigileremo in Parlamento affinché proposte del genere non debbano più tornare. Sul piano culturale, tuttavia, bisogna passare dalla difesa all’attacco, evitando di muoverci soltanto quando la sinistra agisce. Bisogna contaminare l’informazione, cercando semplicemente di trasmettere il valore della famiglia e di farlo rispettare alle persone. Se da un lato, la sinistra vuole camuffare la realtà e sottometterla, dall’altro noi vorremmo che la realtà sia rispettata e, al contempo, siano rispettati e protetti i bambini da qualunque forma di propaganda».

Chiudiamo sulle politiche giovanili: il tema delle dipendenze, dalle droghe ma anche da Internet, rimane molto attuale. Avete in mente di ribaltare la linea morbida sulla cannabis portata avanti dai governi a trazione PD degli ultimi dieci anni?

«La Sinistra e i Verdi sostengono che la legalizzazione della cannabis porterebbe notevoli introiti alle casse dello Stato. Questa è una grandissima sciocchezza. Non si possono sacrificare la salute mentale e fisica dei nostri giovani, in nome di qualche soldo in più nel nostro bilancio. È inaccettabile anche l’idea che lo sballo possa essere qualcosa di lecito. Lo dico da candidato tra i più giovani: molti dei nostri ragazzi vogliono onorare la patria, vogliono mettere su famiglia ed essere aiutati a questo scopo; non vogliono la mancetta di Stato per rimanere a casa a guardarsi le serie TV e a fumarsi le canne. Invece della droga libera, servirebbe una rivoluzione culturale, che spinga i giovani a fare nella propria vita qualcosa di bello e di giusto».

 

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