23/01/2020

Elezioni Emilia Romagna: sei candidati del centro-sinistra firmano il manifesto elettorale LGBT

La data delle elezioni regionali si avvicina in Emilia Romagna e a meno di una settimana dal giorno fatidico scopriamo quali sarebbero le vere “emergenze”, in questa Regione, almeno a detta di “alcuni”.

Gli asili troppo cari? No! Il vergognoso trattamento che ricevono i disabili che devono pagare addirittura una tassa per i doverosi servizi di cui usufruiscono? Neanche! A giudicare dalle scelte di sei candidati di centro-sinistra di Reggio Emilia, le emergenze sono ben altre!

E quali? Basta spulciare i punti del manifesto elettorale sottoscritto. Innanzitutto i diretti interessati sono le persone LGBT, una sigla che ricorre in ogni punto del documento. In sostanza l’azione politica di alcuni candidati pro-Bonaccini, sarebbe diretta a costruire una casa di accoglienza per le persone LGBTI*. Un documenti che appare soprattutto contraddittorio perché se si cerca in tutte le salse di presentare le varie identità di genere come qualcosa di normalissimo, proprio per questo motivo, non si capisce perché le persone con un orientamento sessuale diverso da quello etero dovrebbero stare in case di accoglienza “specifiche”, come se fossero diversi.

Un altro punto del manifesto che lascia perplessi, e che i candidati hanno sottoscritto, è l’accesso gratuito ai farmaci per le persone transessuali: altra follia, in quanto il bombardamento ormonale a cui sono sottoposte le persone transessuali, per la riassegnazione del sesso biologico, non rientra nel concetto di “cura”, perché non è finalizzato a guarire alcuna malattia, quindi non si vede perché debba essere gratuito. Non poteva poi mancare, nel manifesto, un esplicito riferimento alle famiglie omogenitoriali, per le quali si chiedono delle politiche specifiche finalizzate al loro riconoscimento e ci chiediamo in cosa si tradurranno concretamente? Nell’eliminazione dei termini padre e madre? Nella pretesa del riconoscimento dei “figli di due mamme”, “figli di due papà”?

Ma la ciliegina sulla torta sono ovviamente i progetti sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole affinché la propaganda in salsa gender sia instaurata in tutte le sue espressioni, anche quella educativa.

Per finire un vero e proprio giuramento in stile Ippocrate, che si legge sul manifesto: “Mi impegno ad ascoltare la comunità LGBTI* riguardo le politiche che la riguardano” (ricordiamo sempre che l’asterisco che un tempo era un dignitoso segno di interpunzione che serviva a rimandare una nota a piè di pagina, ora, suo malgrado, almeno nella grammatica LGBT, indica la fluidità di genere).

 

di Manuela Antonacci

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