19/01/2022 di Luca Volontè

Ecuador. Presidente della Repubblica pronto a mettere il veto per bloccare legge abortista

In Ecuador, dopo anni di tentativi andati a vuoto, anche grazia alla ferma opposizione popolare dei pro life e pro family di tutto il paese e la ferma opposizione dei Vescovi cattolici, decine di femministe si erano riunite lo scorso 11 gennaio 2022 davanti all'Assemblea Nazionale dell'Ecuador per seguire il dibattito sulla legge che  avrebbe depenalizzato l'aborto nel paese.

Tutto come da copione, con sciarpe verdi e striscioni, il gruppo di attiviste ha tenuto una manifestazione pacifica fuori dalla sede legislativa di Quito, con canti e grida sui diritti all'aborto. Nei giorni seguenti, la Commissione Giustizia dell'Assemblea Nazionale aveva raccolto i pareri scientifici di professionisti ed esperti sul progetto di Legge che garantisce l'interruzione volontaria di gravidanza per ragazze, adolescenti e donne in caso di stupro. Nel testo si dice che l'aborto, in caso di stupro, deve essere eseguito entro un periodo massimo di 28 settimane di gestazione (sette mesi) nei casi di persone di età superiore ai 18 anni e senza un limite di tempo per i minori o le donne con disabilità.

La proposta era stata presentata dall'Ufficio dell'Ombudsman nazionale in conformità con la sentenza della Corte costituzionale, che aveva ordinato di preparare un tale disegno di legge lo scorso anno. Gli altri articoli della legge sono stati già votati dalla Commissione Giustizia mercoledì scorso in una sessione che è durata più di 12 ore. Addirittura sette mesi, dunque, il limite per uccidere un bambino e con la denuncia di aver subito uno stupro che può esser fatta sino al nono mese da una minore di 18 anni o da una disabile.

Il 13 gennaio i Vescovi erano scesi in campo con una lettera a tutti di parlamentari della Repubblica nella quale si chiedeva di  "trovare un equilibrio adeguato" tra la difesa della vita fin dal concepimento e i diritti delle donne vittime di abusi sessuali. La lettera recitava: «Ci appelliamo alla vostra ragionevolezza e buona volontà, affinché il progetto di legge garantisca le "condizioni e i requisiti per un adeguato equilibrio tra la protezione della vita dal concepimento e i diritti costituzionali delle donne vittime di abusi sessuali». In più, qualche giorno fa, il 16 gennaio, un’altra missiva è stata recapitata al Presidente della repubblica Guillermo Lasso, sottoscritta dal “Consiglio di Resistenza, Fede, Vita e Famiglia”, l’ombrello sotto il quale si sono riunite le più importanti associazioni pro life e famiglia del Paese. Nella lettera sono stati elencati gli errori costituzionali del progetto di Legge Organica.

Francisco Loor, portavoce del Consiglio, diceva di essere fiducioso che il presidente avrebbe posto il veto al progetto. «Se i parlamentari approvano questa legge sulla morte, ci fidiamo pienamente del potere di veto che il Presidente ha per non permettere questo crimine contro l'umanità, in violazione della Costituzione del nostro paese. Speriamo che i membri dell'assemblea riflettano e non macchino la loro coscienza con sangue innocente», aveva dichiarato al quotidiano El Universal.

Ebbene, la legge non è ancora stata approvata in via definitiva, ma il Presidente della Repubblica Lasso, cattolico legato all’Opus Dei,  ha già dichiarato senza mezzi termini come la pensa: porrà il veto al progetto di Legge Organica. «State certi che non solo in campo personale ma ora come Presidente della Repubblica, il mio obbligo sarà quello di porre il veto a quella legge», ha dichiarato.

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