27/10/2021 di Giuliano Guzzo

Ecco tutte le volte che la Chiesa si è pronunciata contro il gender

Adesso che il ddl Zan è nuovamente al centro del dibattito politico, c’è una domanda che si pone come centrale, e che in realtà avrebbe dovuto esserlo già da prima, considerando che lo stesso testo legislativo è stato approvato nel novembre 2020 alla Camera dei Deputati. La domanda è la seguente: è lecito per i fedeli e politici cattolici, appoggiare progetti di legge o normative simili, appunto, al ddl Zan, o comunque consonanti all’ideologia gender?

Sono domande altrettanto lecite, proprio le stesse che Pro Vita & Famiglia ha rivolto al Vaticano e per le quali ha ricevuto risposto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Abbiamo infatti più di qualche elemento – e anche pesante – per escludere una partecipazione “positiva” dei politici cattolici a tali normative, a partire dalla nota verbale inviata il 17 giugno 2021 dalla segreteria di Stato del Vaticano all'ambasciata italiana presso la Santa Sede, con cui si esprimeva viva preoccupazione proprio sulla legge contro l’omobistransfobia. Il punto è che non si tratta del solo atto che va in questo senso: ne abbiamo svariati. Cronologicamente, il primo documento che si colloca in tal senso è l’enciclica Evangelium Vitae del 1995.

In quella Lettera apostolica, infatti san Giovani Paolo II - pur riconoscendo che ci sono scelte «dolorose» e che «possono richiedere il sacrificio di affermate posizioni professionali o la rinuncia a legittime prospettive di avanzamento nella carriera» - esportava i cattolici nelle istituzioni «a non prestare la loro collaborazione formale a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio» (n.74).

A quel tempo, è vero, l’ideologia gender non era all’ordine del giorno, ma l’orientamento fornito dal pontefice polacco resta valido. Tanto è vero che la sostanza dello stesso stato ripreso, anche nelle encicliche del pontefice regnante. É infatti stato proprio papa Francesco, nella sua Amoris Laetitia, a rincarare la dose questa volta sì riferendosi al pensiero genderista. «É inquietante che alcune ideologie di questo tipo», ha scritto il Santo Padre, «cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini» (n.56).

Ma ancora prima di quella enciclica, nell’udienza generale del 15 aprile 2015, papa Francesco aveva parlato dell’importanza di proteggere e tutelare i bambini; mentre pochi mesi dopo, a settembre di quell’anno, parlando all’incontro promosso dalle Équipes Notre-Dame, il Santo Padre aveva denunciato che «l’immagine della famiglia – come Dio la vuole, composta da un uomo e una donna in vista del bene dei coniugi ed anche della generazione e dell’educazione dei figli – è deformata mediante potenti progetti contrari sostenuti da colonizzazioni ideologiche».

L’anno successivo, e precisamente nell’ottobre 2016, nel corso dell’incontro con sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e agenti di pastorale - durante il viaggio apostolico in Georgia e Azerbaijan -, papa Francesco aveva impiegato parole ancora più esplicite per denunciare la guerra culturale in corso contro la famiglia. «Oggi», aveva detto in quella occasione il pontefice argentino, «c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche».

Quali colonizzazioni ideologiche? Sempre in quel discorso di cinque anni fa, papa Francesco lo aveva chiarito: quelle riconducibili alla «teoria del gender». Simili posizioni a difesa dell’educazione dei bambini e della famiglia, con la condanna all’ideologia gender, sono state ripetute da papa Francesco anche in occasioni successive quali il discorso ai partecipanti all’Assemblea Generale dei Membri della Pontificia Accademia per la Vita dell’ottobre 2017, mentre nell’aprile di quest’anno la Cei, proprio con riferimento al ddl Zan, ha diffuso una nota che afferma che «una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’ obiettivo con l’ intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna».

Non le congetture, dunque, ma i riscontri del magistero della Chiesa cattolica evidenziano in modo inequivocabile – tornando alla domanda con cui abbiamo avviato la nostra panoramica – che no, non esiste alcuna possibilità, per un politico cattolico, di sostenere iniziative legge o normative simili, appunto, al ddl Zan, o comunque consonanti all’ideologia gender. Questo significa che se un cattolico appoggia simili provvedimenti lo fa disobbedendo alla Chiesa cui appartiene, con tutte le conseguenze anche spirituali del caso.

La domanda che quindi emerge è: ne vale la pena, di umiliare la propria fede e appartenenza religiosa per mere richieste di partito? Parafrasando il grande Giovannino Guareschi, potremmo chiudere osservando che nel segreto della coscienza il segretario di partito non ti vede. Dio sì.
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